—Sì, sì, già sapete, ve l’ho promesso, disse troncando le parole il Valori, affastidito di questo vile ribaldo.
—Io poi, disse Troilo ridendo, non patteggio a danari... altre cose voglio... e quando sarà tempo vi dirò quel che fa per me, messer Baccio: ora non vi voglio tener a disagio, chè avete altro pel capo.... Questo solo vi dico, che ho passati qui nove mesi in mezzo a prediche e croci, e me n’ avrete a saper grado.—
—Orsù, non è tempo da pazzie ora... bensì vi giuro la mia fede ch’io non mancherò a nessuna promessa ch’io v’abbia fatta, e per avventura potrei attenerla migliorata, ove i vostri portamenti lo meritino.—
—E di tanto ero certissimo, rispose Troilo. Ora, messer Benedetto, andiamo, chè prima di domani ci rimane di molte bisogne da fare, e non vorrei mancare di trovarmi a casa per l’ora delle orazioni,.... chè non avessi ad andar a letto come i cani, a uso vostro... e poi, e poi egli è bene ch’io faccia provvista di divozioni, così n’avrò poi per fin che campo senza avermi a confonder altrimenti, quando non sarò più in casa i Lapi.—
Malatesta s’alzò, ed aperto un cassone ne trasse un sacchetto di danari, e consegnandolo a Troilo, gli disse:
—Questi in mio servigio li darete, uscendo, a Cencio, chè li distribuisca a’ soldati, tanto che ognuno abbia la parte sua; e ditegli che non si lascino senza vino... non troppo però... ch’io non li vorrei ubbriachi. Ora andate e siate accorti e di fede, chè buon per voi. E d’ogni novità fatemi avvertito, che la riuscita o la rovina dell’impresa in questi momenti può dipender da un nulla.—
Troilo ed il Nobili, toltisi di quivi, scesero in cortile e, consegnati a Cencio i danari, uscirono. Dopo pochi passi si separarono, andando ognuno in traccia di quelli che era loro commesso sedurre e trarre al partito di Malatesta.
Mentr’essi attendevano a queste macchinazioni, Niccolò, che aveva abbandonata la piazza insiem colla turba del popolo, si trovava in casa già da qualche tempo.
Affrante le membra dalle cure, dalla fatica, dal dolore amarissimo della rotta e della morte del Ferruccio, dolore ch’egli aveva dovuto comprimere alla presenza del popolo per non disanimarlo, e che perciò appunto avea sentito più cocente di dentro, il misero vecchio entrando in camera s’era buttato sul suo seggiolone, e col capo nelle mani, l’anima ottenebrata da funesti presentimenti, e combattuto tra la speranza e i sospetti circa le profezie del frate, taceva, e tratto tratto metteva lunghi e profondi sospiri.