Seduta un po’ in disparte, colla fronte bassa e le mani intrecciate sulle ginocchia stava piangendo, cheta, la povera Laudomia. Le sue guancie in questi mesi s’eran affilate e fatte pallide, chè quel viver sempre in agitazione, quel dover ad ogni ora temere le giungesse l’avviso che Lamberto era rimasto ucciso, esauriva in lei a poco a poco la vita. Ed ora dopo questa rotta, della quale s’ignoravano i particolari, ed in cui sapeva però quasi 3000 persone aver perduta la vita, rimaner col tremendo dubbio s’egli fosse vivo o morto! Non aver modo di uscirne, non sapere a chi domandarne! «Oh! pensiamo, diceva, s’egli non si sarà gettato nel maggior pericolo! S’egli avrà voluto staccarsi dal fianco del Ferruccio? Oimè! Oimè! ch’io non abbia proprio a vederlo mai più?»

E veniva calcolando, quando sarebbe potuto comparire, ove ancor fosse vivo... poi, pensava alla difficoltà d’entrare in Firenze.... al caso possibile, che fosse vivo bensì ma ferito, abbandonato, chi sa dove, e in mano di chi!

Tutti questi pensieri eran altrettanti aghi arroventati, che le entravano e le rimanevan fissi nel cuore, e per trovar modo di sopportare quell’innestimabili angosce, diceva, vestendosi un po’ di speranza «questa sera ancora può capitare... fino a domani a mezzogiorno... aspetterò. Ma se allora non fosse comparso?» E seguitava a piangere, rattenendo i sospiri e i singhiozzi per non aggiunger dolori al padre, che vedeva attraverso un velo di lagrime, in atto di così profonda afflizione.

E le sarebbe stato pur dolce in quel momento di buttarsi a’ suoi piedi, abbracciarlo, versare nel suo seno a rivi quelle lacrime che raffrenava! ma sempre, in ogni momento, Laudomia pensava ai suoi cari più che a se stessa. A un tratto un dubbio tremendo l’assalse «ch’egli sapesse che Lamberto è ucciso!... e non trovasse modo a dirmelo! e volesse farmelo intendere con quel silenzio, e con quel sospirar profondo!»

La poveretta non potè più rattenersi, si gettò alle ginocchia di Niccolò, e scoppiando in singhiozzi, tutta tremante diceva:

—Oh babbo! L’hanno dunque ammazzato!.... Voi lo sapete... e volete nascondermelo... Oh! sarebbe più crudeltà a tenermi in questo dubbio... Oh! ditemelo... ed ajutatemi a portar anche questo dolore....—

Ed impedita dal pianto a profferir parole, stringeva e baciava le mani del vecchio, che tutto commosso s’affrettava a rassicurarla, affermandole sulla sua fede non saper nulla sul fatto di Lamberto, e facendole animo a sperar bene.

Laudomia sapeva troppo quanto valesse la fede di Niccolò per serbar ombra di dubbio, onde tutta rasserenata, colle mani giunte, alzava al cielo gli occhi lagrimosi, e ringraziando Iddio di questo leggiero conforto, lo pregava le concedesse la vita, la salvezza del suo sposo.

S’era fatto intanto un po’ di rumore al portone, e comparvero poco stante Fra Zaccaria con altri frati, ed insieme alcuni cittadini, tra’ quali due o tre eran de’ Priori. Entravan taciti, salutando appena, e sedevan gli uni dopo gli altri in cerchio attorno a Niccolò, col quale volevan consultare circa i casi presenti, udire quali fossero i suoi pensieri, quali i consigli da proporsi in Palagio, ma venivan meno le parole ad ognuno: in ogni cuore stava impressa la dolorosa sentenza «Per noi non è più rimedio!» e nessuno però voleva concedere a se stesso nè agli altri che si dovesse tenerla irrevocabile, avrebbe voluto parlar di speranza; ma la cercavano invano, ed il silenzio durava.