—Fra tante calamità almen tu ci rimani! Oh Lamberto, in qual terribile punto ci tocca rivederci!—
L’aspetto de’ due soldati mostrava assai ch’essi avean di fresco avuto parte ad un’aspra ed accanita battaglia. L’armatura a strisce d’oro di Lamberto, già così tersa e lucente, era appannata dalla ruggine e da un velo di polvere: delle penne che ornavan l’elmo non n’era rimasta neppur una, ed appena n’avanzava il segno in due o tre fusti rotti e spogliati. Il bracciale sinistro era rotto, e tenuto insieme provvisoriamente da una funicella, sul petto poi e sui cosciali si scorgea l’impronta di cento colpi, e sul fianco destro l’ammaccatura profonda d’una palla.
Fanfulla anch’esso era conciato, Dio lo sa! non avea elmo in capo, ed invece un cappello, sotto il quale uscivan i capi d’un panno che gli fasciava le tempie, ed i pochi capelli bigi che si vedessero eran tutti impiastricciati di sangue cagliato. Avea fasciato la mano sinistra, e tanto sconnesso e maltrattato l’arnese, che nel moversi crocchiava tutto come una canna fessa.
Madonna Fede, parte afflitta nel veder costoro così malconci, parte rallegrandosi che fossero pur usciti vivi di tanti pericoli, aveva intanto sollecitato ad arrecar qui da bere ed un po’ di vesti per ambedue affinchè si disarmassero, e gli veniva ajutando, insieme con Maurizio, giunto col suo padrone in non miglior arnese.
Ma alla momentanea, benchè vivissima allegrezza, prodotta dal ritorno de’ due uomini d’arme, prevalse ben presto nel cuor degli astanti il doloroso e dominante pensiero della rotta del commissario Ferruccio. Così abbujandosi di nuovo a poco a poco gli aspetti eran tornati al primo silenzio, e soltanto mentre Lamberto e Fanfulla si disarmavano, venivan dicendo qualche interrotta parola, tutta piena di rammarico, di maraviglia e di lodi grandissime sulla terribile fazione di Gavinana; ed appena disarmati, diceva Niccolò con un sospiro, nel quale il dolore appariva temperato da virile fermezza:
—Ora, dacchè a Dio piacque così, narrateci tutto almeno!—
Lamberto allora battendo insieme le palme, ed alzandole congiunte insieme, esclamava, tutto infiammato in viso:
—Ah! un eroe come il Ferruccio non vi fu, non vi sarà mai più al mondo!.... e l’età nostra sciagurata non era degna d’un tal uomo, e pensar che tanta virtù sia finita alle mani di quel disonorato marrano traditore di Maramaldo! E non aver potuto nè impedirlo, nè farne vendetta?.... Eh, ma saprà ben farla Iddio! la faranno gli uomini finchè dura il mondo, finchè la virtù, l’onore, l’amor di patria varranno più che la codardia e il tradimento!—
Dette queste parole con impeto grandissimo, a un tratto, mutando voce ed aspetto, proseguiva con amaro sorriso:
—Oh, appunto, egli ha mestieri delle mie lodi!—