Poi, rimasto un momento a pensare, come per raccoglier le idee, diceva con voce bassa e dolorosa:
—Ecco dunque come andò la cosa. Avrete saputo ch’egli s’ammalò a Pisa quando appunto avea avuto l’ordine di Palagio di mover le genti verso Firenze. Perdemmo tredici giorni, chè tanto penò a risanare. E quella, per dio, fu la nostra rovina!.... basta; come a Dio piacque, uscimmo una notte per la porta di Lucca. Eravam venticinque bandiere. Intorno a tremila fanti, e non s’aggiungeva a 500 cavalli. Ma gente.... lo può dir Fanfulla.... gente che.... e poi s’è veduto a Gavinana che genti erano.... ma sotto il Ferruccio chi non sarebbe stato soldato!.... Di munizioni poi non se ne discorre, egli avea provveduto a tutto. Polvere, scale, ferramenti, biscotto:.... v’eran trombe da fuoco, moschetti da porsi sui cavalletti, e mille cose.... Si prese verso Pescia, e per istrada un’ordine! una disciplina! parevan una regola di frati.... dicon delle Bande nere!.... Fanfulla, l’abbiam vedute.... Di’ un po’ tu se queste avean loro invidia?—
Fanfulla rispose coll’atto della bocca, che significava grandissima affermazione.
—Dunque si prese verso Pescia, e, come costoro della terra ci negarono il passo, ci volgemmo al castello di Medicina, ove s’alloggiò. E l’indomani a Calamecca. La mattina di S. Stefano poi, che fu l’ultimo giorno di quel grand’uomo, si salì sul poggio, e si dovea andare al Montale. Ma arrivati che fummo alle Lari, quei due ribaldi cancellieri, il capitan Pazzaglia e ’l Melocchi.... quello che chiamano il bravetto, gli si misero attorno pe’ nostri peccati (chè non pensavan costoro al servizio della città, ma valersi di noi per disfare i Panciatichi) e tante gliene dissero, che in vece d’andar diritto, come dicevo, al Montale, egli si lasciò pur condurre a S. Marcello, e, sappiate, che della rovina dell’impresa furon cagione que’ due vituperati ribaldi, e non altri, e ne starò a paragone con chi si vorrà!,... chè quegli arrabbiati della montagna di Pistoja non si curano che rovini il mondo, purchè riescano a scannare uno della parte nemica; e messer Francesco, Dio gliel perdoni, non dovea mai prestar il suo ajuto a que’ pazzi furibondi.... Basta, non tocca a me il giudicare quella grand’anima.... avrà avuto i suoi motivi. Egli, dolendosi che i popoli gli si mostravan nemici e gli negavan vettovaglie, disse coll’Arsoli «E ci converrà alla fine sforzar qualche terra!» Ed anco, bisogna dire, che que’ Cancellieri avean promesso un ajuto di mille uomini, che mai si videro.
—In somma, in un pajo d’ore fummo a S. Marcello. Quei della terra, veduto venirsi addosso quella rovina, avean sollecitato chi a sgombrar le loro robe, chi a chiudersi e fortificarsi nelle case, e molti s’eran ridotti nel campanile. E dall’altra parte della terra, su per la costa del Cerreto, era una processione di donne, di fanciulli, di vecchi che s’ingegnavano campar da quella rabbia, e tutti con qualche fagotto in capo, carichi de’ loro fanciullini e di quante masserizie di casa avean potuto raccorre e portare, e tirandosi dietro qualche asinello, pur carico, o qualche loro vaccarella od altro bestiame, si vedevano ora sì ora no tra i gruppi de’ castagni e si sentivan insino le voci e i pianti delle donne e de’ bimbi... ed io venivo poco indietro da que’ due ribaldi Cancellieri, e vedevo che ridevano tra loro, con una rabbiosa allegrezza negli occhi, pascendosi di quel doloroso spettacolo, e venivano instando onde sollecitasse, e dicevan presto, presto, che non ci fuggan tutti!.... Ah! vi giuro ch’io non so che santo m’ha tenuto di non dar loro della spada in sul capo, che avrei tolto un gran puzzo dal mondo.... e, dicevo io, pensare che stiamo con tanti nemici addosso, e Tedeschi, e Spagnuoli, e mille diavoli, che anderà a finire.... Dio lo sa! E con chi la pigliamo? con que’ poveri disgraziati contadini....
E chi son essi? Italiani.... E chi siam noi? Italiani. Ah! pel vero Dio, che s’egli ci flagella, e’ ci fa molto bene il dovere.... e lo può dir Fanfulla, che gliene dissi subito «questo principio poco mi piace, invece di pregar Dio che ci dia vittoria, far questi brutti assassinamenti!....» Non dubitate, che troppo fui profeta!
In somma, che volete? appena nella terra, addosso tutti, casa per casa a sfondar le porte, ammazzar quanti potevano, e dalle finestre l’archibusate fioccavano, e si combatteva per tutto, per le strade, nell’interno delle case, per le scale, di camera in camera, che que’ miseri, disperati d’ogni pietà volevan almen morire vendicati, e que’ due maladetti parevan diventati cento, non potevo voltar l’occhio in un luogo che non ve li vedessi, e facean cose che non so come la terra non s’aprisse.... l’ho veduto io con quest’occhi il Melocchi che nella casa d’un suo particolar nemico avea trovato un bimbo di pochi mesi.... venne in piazza.... l’avea per una gamba.... e rideva all’impazzata, lo rotò due volte e lo scagliò in una casa che ardeva!.... ancora sento l’acuto vagito di quell’innocente!.... oh Dio! Dio, e potevi dar vittoria a cotali assassini?.... Io, non potendo impedire, e non volendo vedere cotali ribalderie, mi tolsi di là e Fanfulla meco, e andammo alla porta verso Gavinana ad aspettar che finissero quegli orrori..... a un tratto, chi vedo? il Melocchi suddetto che veniva correndo con due altri, e mi dice: «Andiamo, andiamo, presto, dietro quelli che fuggono, che li arriveremo!»... Gli ci avventammo come due mastini... «se tu non ti levi di qua, sozzo ribaldo!» gli dissi, e s’egli replicava una parola era morto. Così si ritrasse e que’ poveretti poteron scampare.
Intanto avean posto fine al loro furore, chè si sentivan le campane di Gavinana sonare a furia a martello, ed il Ferruccio, avvisandosi fossero i nemici, veniva mettendo in ordine le sue genti. Egli era, cogli altri capitani, nella casa de’ Mezzalancia[60] fuor della porta di Pistoja, e quel campo che sorge dall’altra parte della strada su per la costa, era tanto stivato di soldati che non si vedea che un ferro[61].
S’era fatto un tempo scuro; ed acqua a bigonce: fu ordinato che le genti si ristorassero e mangiassero, ed il Commissario uscito fuori coperto di tutte armi, fuorchè il capo, parlò ai soldati com’egli sapeva parlare: e poi bevve, e siccome pioveva sempre, disse ridendo: «Il tempo ci ajuta: e ci inacqua il vino perchè non andiamo ubbriachi a combattere» E fu pur troppo l’ultimo ch’egli bevve.