Maramaldo, vinto ch’egli ebbe, s’era riparato in quella casa sull’angolo della chiesa: uscì sul ballatojo innanzi l’uscio, al quale s’ascende per due gradinate, mentre appunto le salivano i soldati che portavano il Commissario,... glielo buttarono ai piedi, rimase stramazzato, reggendosi però su un braccio, colla fronte alta e più feroce che mai.—

Qui Fanfulla tacque per un momento. Poi, fatto grave e addolorato nell’aspetto (cosa tanto fuori della natura sua) disse, scrollando il capo:

—Darei quel poco sangue che m’avanza per non aver veduto ciò che sto per narrarvi!....—

E dopo un’altra pausa, riprese.—Maramaldo gli si accosta e gli dice: «Ci sei una volta! mercante poltrone!» Ma Ferruccio non gli lascia finire la parola e lo mente per la gola, com’egli fosse sano ed armato, e non ridotto com’era, e mentre si dicean villania, vedo Maramaldo colla destra venirsi frugando dietro le reni finchè trova il manico del pugnale, lo sguaina, e l’alza a un tratto sul viso al Ferruccio, io lo guardavo proprio negli occhi.... non li mosse, vedete! non li volse, com’ho da render l’anima a Dio! ed ebbe due volte la lama nella gola, e disse, morendo e borbogliando pel sangue che gli usciva di bocca: «Vil poltrone, tu ammazzi un uomo morto!»

Io perdio avea le mani legate da que’ marrani, chè coll’ugne e co’ denti l’avrei vendicato. E codesti si chiaman capitani di soldati? capi d’assassini piuttosto! vergogna di quanti fanno il mestiere!

Io fui condotto in una casa poco discosto, e da quello che m’avea preso venni raffigurato, ed io riconobbi lui, chè fummo insieme nell’esercito di Borbone, era un certo Valesco..... e mi dice: «Oh, chi pensava mai che fossi qui!» e cominciamo a discorrere, e per dirla in breve, m’usò di molta cortesia, chè gli dissi: «Vedi, che taglia vuoi tu che ti paghi? a scorticarmi tutto non ne caveresti un ducato.»

Insomma, e per l’antica amicizia, e perchè a dirla, tutti i soldati che da vent’anni sono in sulle guerre d’Italia li conosco uno a uno, e non per merito mio, ma tutti mi voglion bene, mi lasciò andare: bensì gli ho promesso, che se potrò metter insieme un po’ di denari qualche cosa gli darò. Ho paura però che aspetti un pezzo.

Allora pensai a Lamberto: Dio sa com’è capitato!.... era già fatto sera, e i soldati nella terra attendevano a far buona cera, bere e giocare, e metter a sacco le case, insomma, quel che si suol far sempre. Io me n’uscii zitto zitto e misi in animo di trovar Lamberto vivo o morto.... e pensavo a voi M. Laudomia.... come vorresti tornarle dinanzi senz’esso! dicevo. Comincio a cercare per que’ greppi (era uno stellato chiaro) pieni di morti e moribondi, e chi si lagnava, chi bestemmiava Dio e i Santi, chi vedendomi passare si raccomandava.... ma che potevo in fare? Dicevo «raccomandati a Dio, fratello» e passavo avanti, chè a voler dar retta a tutti non bastava un mese. Insomma, dopo un par d’ore, chè credetti più volte, tanto mi doleva la ferita del capo, e mi sentivo rotto e stracco, di cascar anch’io, per non rizzarmi più; alla fine, dico, te lo trovo in quel fondo, e, la Dio grazia, vivo «Ajutiamoci Lamberto, chè la festa è bell’e terminata» e gli racconto tutto. Ora, come riuscimmo tra tutt’e due a movere quel cavallo morto, e poi a trovar modo di condurci fin qui, poco importa il narrarlo; il fatto sta che ci siamo, e che se credevo riveder Firenze, possa rompere il collo.—