Così parlando tra se stesso, avea ripreso a camminare; passato il ponte, s’era condotto alla casa di Malatesta, al quale avea in animo dar notizia di questo nuovo accidente.

Le strade tutt’all’intorno eran piene di soldati, di cittadini di parte Pallesca, che andavano e venivano, e con visi allegri, con parlar alto, cogli atti, co’ gesti, colle risa, assai mostravano la mutazione che s’era operata nel loro stato, e la sicurezza in che oramai si sentivano. Il cortile, le finestre del palazzo splendevan di molti lumi, e nell’interno era un ronzìo, un moversi, un dimenarsi di genti, e ben appariva che da quanti eran raddunati in codesto luogo, non si pensava che a rallegrarsi ed a festeggiare.

Troilo, trovato un familiare di casa, fe’ sapere a Malatesta, ch’egli avea a comunicargli cosa di grande importanza; non ebbe ad aspettar molto, e venne tostamente introdotto. Egli era in una sua camera segreta con Baccio Valori, in istretti ragionamenti, e Troilo entrando udì questi che diceva:

—Io non mancherò di scrivere a Sua Beatitudine, ma essa potrebbe anco pensare che voi ne volete troppo....—

E queste parole si riferivan alle disoneste domande fatte da Malatesta al papa, siccome prezzo del sangue de’ Fiorentini. Tacquero all’entrar del giovane, che potè osservar i visi d’ambedue tanto mutati da quei di prima, che appena sembravano le stesse persone. Il capitano parea meno scarno, stava sopra di sè più ritto, ed a Baccio parean scemati vent’anni. L’accolsero con festa, non però egualmente sincera in ambedue, chè dopo la vittoria, le parti rispettive di questi ribaldi s’erano già mutate, ed i loro interessi non potean oramai molto accordarsi. Baccio vedeva giunto il momento che avrebbe avuto addosso tutti quelli che s’erano adoperati per lui, ed ai quali aveva tanto promesso, e s’egli volea conservarsi la grazia di papa Clemente, e non rischiare di perdere esso stesso le sue ricompense, ben sapeva che la sola via era quella consigliata da Guido di Monforte a Bonifacio VIII, ed espressa da Dante col verso

«Lunga promessa coll’attender corto....»

E quanto gli avesse a riuscire ardua e piena di fastidj glielo mostravan le pretensioni di Malatesta da lui già messe avanti, e sulle quali già discutevano al giunger di Troilo; era perciò naturale, che non gli riuscisse neppur molto gradito in quel momento l’aspetto di questi, come a chi sta battagliando con un creditore inesorabile poco piace la sopraggiunta d’un nuovo. Ma Baccio era troppo astuto per non saper celare que’ suoi pensieri sotto un’apparenza grata ed amorevole; mentre Malatesta trovandosi con Troilo, per dir così, in comunione d’interessi, e vedendo in lui quasi un ausiliario, non avea bisogno di fingere per fargli buon viso.

Egli dunque, stendendogli la mano e stringendogliela, gli diceva, volto un poco verso il Valori.

—Ed anche questo giovane s’è portato da valent’uomo e non ha temuto nè fatiche nè pericoli... e se le cose son riuscite tanto a modo di S. Beatitudine, convien pure in gran parte sapergliene grado.... Ora dimmi un po’, Troilo, ti diedi io un mal consiglio confortandoti a quest’impresa? Sei contento ora?—