I due amici s’abbracciarono senza dir parola; ed il frate ben s’avvisò che la venuta di Niccolò, a quell’ora tarda, non fosse senza grave cagione.

—Possibile, gli disse guardandolo fisso, e tenendogli ancor le mani sugli omeri ove le avea posate, nell’abbracciarlo, possibile che ci rimanesse ancora qualche speranza?—

—Negli uomini poca, Fra Zaccaria, ma io n’ho di molta in Dio, io son venuto qui stanotte perchè non posso credere ch’Egli ci abbia al tutto abbandonati, che nell’ira sua egli abbia al tutto risoluta la nostra rovina.... non posso persuadermi che il nostro santo martire abbia derelitto questo misero popolo.... e non l’ajuti, non lo difenda dal Cielo contro i tiranni, com’egli fece vivendo in terra tra noi.... Oh sì! io lo credo certissimo, questa è una prova, una terribil prova che Iddio permette onde far esperienza della nostra fede.... usciamone vincitori.... non lasciam ch’essa si scuota, che si smarrisca.... non ci scandalizziamo al cospetto dell’abbominazione, e, viva Dio!.... ch’egli non verrà meno a’ suoi fedeli.... non gli darrà in mano de’ suoi nemici, e dopo la tribolazione, dopo la prova, seguirà il gaudio e la vittoria....—

Dopo queste parole, alle quali corrispondevano pienamente i pensieri e i desiderj dell’ardito frate, che in essi era infiammato quanto Niccolò, e per esser nel vigor dell’età lo superava di forze, spiegò il vecchio il suo disegno; disse: che avea mandato i suoi giovani onde vedessero di ravvivare le cadute speranze de’ Piagnoni, si rannodassero, e facessero di condurli quella notte al convento, onde consigliarsi sui partiti che si potessero abbracciare, e paresser migliori in quell’estremo, e distendendosi in molti ragionamenti, non durò fatica ad infondere nel frate il suo spirito, la fiducia, la costanza che lo animava, e risolsero andar tosto dal superiore, Fra Benedetto, e farlo avvertito di ciò che si stava ordinando.

Trovarono il povero vecchio già in letto, e se si sbigottisse all’udire l’arrischiato proposito di Niccolò, non è da dirlo, chè assai si può immaginare, conoscendo la natura sua timida e mite; privo di forza morale, egli era avvezzo ad abbandonarsi in balìa dell’altrui, e tanto più seguì questo partito nella presente occasione, tanto pericolosa e difficile, per la quale si sentiva non aver nè rimedi, nè consigli, e molto meno ardire.

Le sue parole furon piene di sospiri, di rammarichi e di dubitazioni; la conclusione fu di rimettersi in tutto al giudizio di Niccolò, pregando Iddio volesse proteggere la città ed il convento contro la rovina e l’esterminio che loro soprastava.

Lasciato così Fra Benedetto, Niccolò scese in chiesa ad aspettare, e Fra Zaccaria andò di cella in cella a destare ed avvertire i frati, incominciando da quelli de’ quali maggiormente si fidava, e così a mano a mano si risentì tutto il convento, ed uscendo i frati per gli anditi, e parlando tra loro di questa novità, si vedevano, o camminare a due, a tre insieme avviandosi verso la chiesa, o far cerchielli e discorrere quali mesti e pensosi, quali arditi e loquaci, co’ loro tonacelli bianchi, e molti con bugie o stoppini accesi in mano che illuminavano a sott’insù quelle loro fisonomie, la più parte severe e veramente virili, e che pel distacco tagliente del chiaro-scuro apparivan più che mai piene d’angoli, di rughe e d’incavi.

I lumi, il bianco delle tonache e de’ muri, facean parer più oscura in alto l’incavallatura rozza, comecchè ottimamente disposta, del tetto che copre il dormitorio; avendo le sottoposte celle, con un curioso modo di costruzione, un soppalco loro proprio che le ristringe e le preserva dal freddo.

In breve tutta la famiglia del convento, che sommava quasi a duecento frati, fu radunata in chiesa: ed alla maggior parte di loro, che da quaranta circa, avean in molte occasioni avuto gran parte ne’ casi e nelle deliberazioni di stato, che eran usi ai pericoli, ai rivolgimenti, ai contrasti cittadineschi, non facea maraviglia nè recava spavento questo notturno e misterioso consesso, chè in quell’età anche gli uomini appartenenti alle classi ordinariamente meno ardite, avean però sempre un non so che di fiero e d’armigero, che il progresso della civiltà ha poi cancellato dalla società d’oggi giorno.

Intanto ad un oriuolo posto in fondo al dormitorio, in una stretta ed alta cassa di noce oscuro nella quale si moveva il pendolo, e pendevano i contrappesi, suonò la mezzanotte; poco stante la suonò l’oriuolo di sagrestia, poi quello del campanile; era l’ora fissata, e poco potean stare i primi a comparire. Fu mandato un frate ad aspettare all’uscio dell’orto in via del Maglio, ammonito ad aprire a chi dicesse, com’era il convegno, S. Marco e libertà.