—La cagione che il demonio non ci tormenta altrimenti, e non ci si fa più vedere, ve la dirò io, fratelli (e qui un sospiro). Egli è che ora le cose vanno più a modo suo, pur troppo! in questo convento; dove al tempo di Fra Girolamo era tutto l’opposto (e un altro sospir) noi ci siamo allargati nel vitto, nel vestire, ed in tutte le cose.... ed invece d’attendere allo spirito, invece d’insanire pro Cristo, siamo tornati alla superbia degli studi mondani... la compieta si dice ora dopo cena, contro gli ordini di Fra Girolamo.... la Bibbia, che allora i frati l’avean sempre sotto il braccio, oggi è posta da un lato e tralasciata.... insomma, poco si pensa all’interiore, fratelli miei.... che volete dunque che ’l demonio duri fatica con esso noi quando camminiam per la via ch’egli vuole?....—
E qui un ultimo sospiro che valeva per quattro.
In quella gli occhi di tutti si volsero verso la parte ov’era Niccolò, ad un poco di bisbiglio più alto che vi si faceva, ed era cagionato dalla venuta de’ suoi figliuoli, di Troilo e di Fanfulla, intorno ai quali presto si raccolsero i frati sparsi per la chiesa. Le nuove avute da costoro non eran punto migliori di quelle portate da Lamberto, ed appariva sempre più chiaro che bisognava pur risolversi a cedere alla fortuna. Cominciò Averardo a parlare nel suo solito modo tronco ed adirato, e dopo aver riferito ciò ch’egli aveva operato, che si riduceva in sostanza alla conclusione medesima ottenuta da Lamberto, dopo essersi scagliato con male parole contro que’ cittadini che ricusavano di porsi a nuovi rischj, disse, alzando ferocemente il viso ad un lampo vivissimo che scintillò, seguìto immediatamente da un tremendo tuono:
—Possa tu incenerire que’ vituperati codardi che aman più viver servi che morir liberi!....—
A quest’imprecazione uscita in tal punto di bocca a un uomo che, pel suo terribile aspetto, solo a guardarlo metteva paura, fece arricciar i peli ai più arditi de’ circostanti.
Il frate dagli scrupoli si prese il capo colle due mani e mormorò tra denti «Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus immortalis!» E Niccolò, alzando la mano con autorità verso il figlio, e guardandolo fisso, gli disse:
—Averardo, tu sei in chiesa!
E questi, che avrebbe sostenuto gli sguardi di un esercito, senza batter palpebra, non potè sostenere quelli di Niccolò, ed abbassati gli occhi, ammutolì.
Sorse allora Bindo, e fattosi avanti baldanzoso (di che si dubita o si dispera alla sua età?) disse:
—E s’io vi dicessi che sono stato da Mannelli, dagli Agolanti, da Spini, e che ho trovato que’ giovani pronti a far ciò che noi vorremo, e che non ho veduto in essi quella viltà che voi dite? E sebbene, a dir il vero, i vecchi, i padri di molti li sgridassero, e s’opponessero, i figliuoli però mi hanno fatto sicuro che di nascosto si sarebbero ingegnati uscire e trovarsi qui stanotte con noi.... Io per me non dispero, no.... chè di giovani animosi ce n’è dovizia in Firenze, la Dio grazia.... tutto sta incominciare, e poi, non dubitate, tutti si leveranno, e saranno per noi. Ma la sicurtà di Bindo non potè trasfondersi negli animi di chi l’ascoltava; guardando in giro i visi di tutti, vedevi errarvi un sospetto, un dubbio inquieto e doloroso, e Niccolò stesso, quantunque si conoscesse che faceva ogni opera per parer franco e sereno, mostrava però sul volto l’inquietudine che lo agitava.