Volse lo sguardo a Fanfulla, che stava ritto ritto col suo solito ed impassibil viso, nè lieto nè malinconico, e portando sul giaco di maglia lo scapulare di S. Domenico, avea insieme del soldato e del frate: lo guardò come per accennargli dicesse il suo parere, e Fra Zaccaria intanto, esprimendo il pensiero di Niccolò:
—Qui, Fra Giorgio, di cotali faccende ne sa più di noi: vi par egli che vi sia modo.... che qualche cosa si possa ancor fare?—
E tutti gli occhi s’affissarono intenti su Fanfulla, che inarcando le ciglia, abbassando gli occhi, sporgendo il labbro inferiore, tentennava il capo e veniva tratto tratto soffiando e facendo risuonar tra denti un hum! tutt’altro che di buon augurio. Alla fine, ponendosi la mano tra capelli e sulla fronte, e parte grattandosi, parte rassettando la fasciatura della ferita, diceva:
—Non essendo io fiorentino, non posso aver in pratica come voi questi cittadini.... dunque stasera uscendo, ho detto: va un po’ da chi ti conosce e lasciami far motto a questi soldati, e sentir come la pensano.... Perchè.... vedete! l’anima di questi negozj.... non per far torto ai cittadini della milizia, che io non vidi mai i più bravi, nè i più valenti.... ma insomma, bisogna lasciarselo dire, ognuno l’arte sua, e val più una ventina di quelle picche invecchiate nel mestiere, e che da bambini, si può dire, son usi alla disciplina, e ad aver sempre un occhio al gatto e l’altro alla padella, vo’ dire, un occhio al nemico e l’altro alla bandiera, e a non romper la fila, e in mezzo all’archibusate; un cenno del sergente o del capitano, e già hanno capito, e anche senza questo, sanno da se quel ch’hanno da fare.... insomma, mi avete inteso.... val più una ventina di costoro, che cento uomini, e siano valenti quanto volete, chè non conoscano il mestiere, ed ora fanno troppo, ora troppo poco, e non sanno che una battaglia di soldati debbe esser com’una sega, ove i denti son molti, ma la volontà che li muove una sola, e allora si fa profitto.... Ora dunque, son andato per gli alloggiamenti delle bande pagate.... già li conosco tutti! a qualcuni la spada in mano gliel’ho messa io.... vado pel primo da quelli là dietro S. Croce; entro; Fanfulla di qua, Fanfulla di là.... Addio, buon giorno, che è? che non è?.... Dico fra me.... prova un po’ per questo verso, e comincio, addosso con una villania da cani «Bell’onore, per Cristo e la Madonna!....»—
Ma ebbe appena detta la parola, che si percosse colla mano la bocca, accorgendosi che rappresentava la scena con troppa verità; e rimettendosi tosto, proseguiva:
—Bell’onore n’avrete acquistato!.... Dar la terra a patti.... che non v’è un palmo di bastione scalcinato.... non vi mancano nè polvere nè palle.... il cuojo delle scarpe ancor non l’avete mangiato!.... se avessi saputo che era per ischerzo non mi sarei mosso di S. Marco (dicevo così per dire, chè, poveracci, non si son portati male, ma co’ soldati bisogna parlar così) e loro, chi ne diceva una, chi un’altra, e parevan arrabbiati, e che n’avesser vergogna anch’essi.—E sono stati i Signori!—Egli è quel traditore di Malatesta.... e chi sgrullava le spalle, chi bestemmiava, chi diceva «Noi siam qui ancora; chi ci paga e insegna la via!.... e un capitano di Guasconi!... un valentuomo!... eramo assieme alla presa di Brescia...» Io, mi dice, jer altro, se il Palagio acconsentiva, assaltavo colla mia banda le genti di Malatesta; non hanno voluto! E io ho da volerne più de’ Signori? Ora è troppo tardi....—
Fanfulla tacque un momento, poi stringendosi nelle spalle ed aprendo le braccia, soggiungeva:
—Ha ragione!.... che gli volevate rispondere?... in guerra l’occasione è tutto. La lasci fuggire? Peggio per te.—