Niccolò non potè aver tanta pazienza che lo lasciasse finir di dire, ed alzando la voce esclamava:

—Egli dice il vero!.... chi potea pensare!.... Dio ti benedica, figliuolo!.... tu sei la salute nostra...—

E Fanfulla, sorridendo con compiacenza, soggiungeva:

—E’ non l’ha pensata male, sapete! e Lamberto ed i figliuoli di Niccolò, e poi a mano a mano tutti i frati, stringendosi intorno a Troilo, e discorrendo sul suo disegno, e, per dir così, volgendolo e rivolgendolo per tutti i versi, lo venivan sempre maggiormente approvando, e si capacitavano che fosse, se non d’esito sicuro, almeno tale da restare ancora bastante probabilità per non doversi lasciare intentato.

Così risolutisi affatto, ed abbracciandosi gli uni gli altri, e rallegrandosi insieme, ordinarono di porsi all’opera senz’altro indugio, chè cessato il temporale, e sgombratosi il cielo d’ogni nube, appariva già la prim’alba, rischiarando placida e serena tutto l’oriente; e non era da perder tempo.

—Prima di moversi, disse Niccolò a Fra Zaccaria, siete contento dirci la messa, chè da Dio s’ha a cominciare se vogliam che ci ajuti.—

Andò il frate in sagrestia, e poco stante tornò parato, ed incominciò la messa, che tutti udirono taciti e con quel fervor di preghiere che eccita l’imminenza de’ grandissimi pericoli. Ma Troilo intanto; che era inginocchiato cogli altri e stava in apparenza tutto divoto e raccolto, veniva tra se dicendo:

—Ora dunque s’andrà difilato in campo.... ci azzufferemo senz’altro.... E Baccio penserà, cred’io, a trarmi d’impaccio, com’io penso a farmi frate!.... e come ho io a fare per avvertirlo di quanto sta per accadere?.... e’ bisogna ch’io trovi Michele ad ogni modo.—

Egli facea disegno sul suo servo. Quel tal Michele che trovammo, se il lettor se ne rammenta, alla Torre del Gallo, e che rimasto in campo fin ch’era durato l’assedio, s’era poi condotto in Firenze, e così istrutto da Troilo, senza farsi vedere in casa i Lapi, s’andava raggirando in modo che il suo padrone l’incontrasse assai sovente, ond’esser sempre pronto ad un suo cenno, per tutti i fortuiti accidenti che mai potessero nascere.

Finita la messa, tutti ricevettero la comunione, e Troilo cogli altri, e tornando dall’altare, sotto colore di cercar un angolo appartato ove potesse attendere, senza disturbi, alle sue divozioni, s’andò a porre nello sfondo d’una cappella, e quivi, volgendo le spalle alla chiesa, e tutto curvo, appoggiandosi ad una panca, trasse di seno un fogliolino ed un pezzo di matita, dei quali s’era ad ogni evento provveduto, e scrisse in fretta: