Fanfulla e Bindo, seguitando a salire tra gente e gente, e notando, tutti allegri, la buona disposizione di costoro a sollevarsi e menar le mani, giunsero finalmente sullo spazzo ov’è posta la villa di Giramonte; luogo piano, assai ben largo, donde si scopre tutta Firenze, i monti di Fiesole e il val d’Arno da’ poggi dell’Incontro a quelli d’Artimino. Quivi, sul ciglio che guarda in città, era una batteria di ventiquattro pezzi, tra cannoni, sagri e columbrine, separati da grossi gabbioni di vinchi, pieni di sassi e di terra; quivi era più che mai stretta ed accalcata la folla de’ soldati, de’ quali eran pur piene le finestre della villa; ve n’ era sul carriaggio che serviva pel bagaglio della banda, e stava in fila lungo i muri della casa; ve n’era sulle artiglierie, su’ gabbioni, su tutti i luoghi alti, e stavano tutti intenti ad udire Lamberto, che salito medesimamente su un gabbione parlava con voce alta, gestir pronto ed infiammato, e quando i due giunsero a portata della sua voce, diceva, terminando una frase della quale non avean udito il principio:

—.... de’ vostri compagni che que’ marrani hanno assassinati! Vendetta di loro soltanto! di tutta la nostra nazione che hanno assassinata, ed assassinano tutto giorno in mille modi, di essa s’ha a far vendetta, e liberarci una volta da codesti ladroni!... Ma ditemi, perdio!... s’io non dico il vero buttatemi giù di questa trincea... ditemi! andiamo noi nei paesi loro a vivere a discrezione, a rubarli, a vituperar le loro donne, a scannarli, a sollevarli con mille trappole, e metterli in discordia gli uni contro gli altri, come s’aizzano i mastini pel gusto di vederli sbranarsi? E loro invece sempre qui! ora con una scusa, ora con un’altra, ora per mare, ora per terra... ogni momento, che è, che non è? una truppa di questi ribaldi, miseri, scalzi, morti di fame, che hanno bisogno di rifarsi.... dove s’ha a andare? In Italia! andiamo, col nome di Dio! In Italia! Ma per Cristo, la terra dove siam nati, dove son sepolti i nostri padri, è roba rubata? è roba del comune?.... Iddio, che ad ogni popolo ha dato tanta terra che ci potesse vivere e morire in pace... ove potesse seminare e mietere.... ha egli detto: questa sola sia di chi la vuole, di chi se la prende, sia di tutti, e vi possa raccogliere chi non vi ha arato? Siam forse maladetti da Dio? siamo bastardi? siamo bestie?.... Lo volete sapere? senza avvertirlo, ve l’ho detto io quello che siamo! Siamo bestie, e peggio che bestie! chè anco i bruti, se si voglia disturbarli nella loro tana, si difendono e adoprano l’ugna e ’l dente, e non badano se ’l nemico sia maggior di loro.... e non potranno gli uomini far almeno altrettanto?.... E non mi vengan a dire che son più valenti di noi! Gli uomini son tutti compagni, e solo i cattivi ordini, le male usanze li corrompono e li rendon diversi.... e in prova, quante volte s’è avuto a far con loro a buona guerra, corpo a corpo, chi n’ha toccate? loro o noi? ed eccola...—(Disse accennando Fanfulla, che avea scorto nella folla).

—Ecco là.... s’io dico bugia, mi dica bugiardo....—

Tutti i visi si volsero a veder con chi parlava, ed egli:

—Fanfulla, che era de’ tredici di Barletta, lo dica egli.... come andò la cosa? Chi vinse?... e per combatter que’ tredici francesi, si mando forse un bando per tutta Italia per venire i più valenti? i più arditi? S’aspettò d’aver raccolti uomini più grandi e grossi che non erano i nemici? si misero due contr’uno?.... tredici loro, tredici noi; quelli che si trovaron sotto mano ne’ due campi.... si scelse i migliori, è vero.... ma scelsero i migliori anch’essi. E chi visse? torno a dire.... Non son più valenti dunque, ma più astuti.... o per dir meglio, essi son tristi ed astuti, chè sanno seminar la discordia tra noi e consumarci colle nostre armi medesime.—

Ma che sciagurato furore, che maladetta peste è mai questa? qual demonio dell’inferno ci saetta ne’ cuori il suo veleno, che sempre tra noi ci abbiamo a lacerare! tra noi fratelli! tra noi d’un istesso sangue, d’un’istessa lingua, d’un’istessa famiglia! E una città coll’altra, o coll’armi, o colle frodi e co’ maneggi, e sempre in ogni modo, pensare a nuocerci e a rovinarci tra noi?.... e beato chi ci riesce, e’ gli sembra un gran bel fatto.... e quando non posson farci del male.... affinchè almeno non se ne perda la volontà, e l’odio si mantenga vivo.... ad offenderci con parole, con nomi ingiuriosi.... e chiamar i Pisani traditori; i Fiorentini ciechi, i Sanesi pazzi, e che so io? e non solo tra città e città, tra stato e stato, ma ogni terra, ogni casale, ogni villa a voler male alla sua vicina, offenderla, ingiuriarla, odiarla almeno, se altro non può?—

E, stese in giù le mani accennando la città sottoposta, proseguiva:

—Ed ecco qui un esempio fresco fresco!.... Firenze, che era libera, ricca, felice; ch’era l’onore, la gloria d’Italia, madre di tanto senno, di tante virtù e d’ogni bell’ arte.... questo bastardo papa dice un giorno: Firenze ha ad esser mia... la prima cosa.... al solito!.... chiamar questi spagnoli, questi ladroni ad ajutarlo!.... Pensate se aspettano la seconda parola!.... Figuratevi se corrono!.... Si tratta di saccheggiar Firenze!.... E che fanno intanto le altre città? che fa Venezia, Siena, Genova?.... Venezia fa la sua brava pace coll’imperadore, rinnega le sue promesse, e sta a vedere.... Siena, manda perfino artiglierie che ajutino disfar la sua vicina....—

E guardando una lunga colubrina che avea dappresso, e percuotendola col piede in atto d’ira e di dispregio, gridava:

—E questi pezzi, che vorrei farne polvere co’ calci, non son essi de’ Sanesi? non son essi armi italiane? E voi, voi, compagni miei!.... Lasciatevelo dire, perdio! e non v’adirate.... voi non siete tutti italiani? non avete voi ajutata la rovina di questa nobilissima terra.... e qual profitto n’avete, ora che ve la vedete a’ piedi schiava, povera, vituperata?.... Cento disagi e cento ferite, e quella misera fecciosa paga, se pur riuscirete a toccarla. E i tesori, e ’l potere, a chi? a questi ladroni.... i quali soprammercato ci hanno in dispregio e ci chiamano poi traditori, codardi.... e se in cambio d’ajutarli aveste ajutato i vostri fratelli, credete voi che il guadagno fosse minore? E lo fosse anco!.... la gloria, l’onor della vostra nazione, non siete voi sicuramente tali da averlo in dispregio... E quanti son poi i nemici che abbiam a combattere?.... Son forse milioni d’uomini, che sien dieci contro uno di noi?.... Son poche migliaja. E non siete qui voi? Le bande italiane non son esse quasi la metà di questo campo.... e se gl’italiani che son dentro le mura s’uniscono a voi, non basterete a sterminar una volta questi saccomanni assassini? Per quest’effetto, io e questi miei compagni, e qui Fanfulla, che è l’onore della nostra professione, vi ci siam vanuti ad offerire per combattere, e vincere o morire con esso voi, e quando avremo attaccata la mischia, usciranno dalle porte i nostri a percuoter per fianco ed alle spalle i nemici, e sì che una volta abbiamo a far casa pulita di questi ladroni.