—Ora, col nome di Dio, chi ha core in petto, chi ci vuol stare a quel ch’io propongo, alzi la mano; e chi non vi vuoi stare.... faremo senza esso. Evviva le bande italiane! Evviva Firenze!—
Lamberto, nel cacciar questo grido, sguainava la spada, e sollevandola sul capo la faceva guizzare in cento rapidissimi mulinelli, ed in tutta la folla che gli stava a piedi, e che sin allora era stata come un musaico di visi, ora non si vedeva se non mani che s’agitavano, e molte brandivano spade, picche ed archibugi, ed al tempo stesso s’alzavan grida feroci di viva Italia! morte agli Spagnoli!.... tantochè mostrandosi così pronto ed espresso il consenso di quelle genti, Lamberto saltava a terra tutto allegro da quel gabbione, ed insieme co’ cognati, con Fanfulla e con quanti eran seco venuti di Firenze, s’andavano a porre attorno allo stendardo della compagnia per formar l’ordinanza, mentre i capitani e gli altri ufficiali delle bande sollecitavano a radunare e disporre i loro uomini, che con gran prestezza e senza disordine nessuno (all’uso de’ vecchi soldati) si rannodavano ognuno intorno alla propria bandiera.
Ma che faceva intanto il Vitelli, capo di queste genti? che faceva D. Ferrante Gonzaga, capitano dell’esercito, vedendo questo moto, udendo questi rumori, che davan segno d’un’imminente sedizione, e forse d’un’aperta ribellione?
Facevano all’incirca come, con certe mandre di cavalli e puledri mezzo salvatici delle campagne di Roma usano i loro guardiani; i quali le guidano e se ne fanno ubbidire alla meglio che possono nei casi ordinarj; ma quando talvolta, qualunque ne sia la cagione, il diavolo entra in corpo a quelle bestie e si scompigliano a un tratto, correndo e sbuffando, colle nari aperte ed a coda ritta, e s’azzuffano tra loro a morsi, a calci, con mille strani guizzi e mille volate, allora il guardiano s’ingegna colla voce, col gesto di rimettere un po’ d’ordine, sempre però girando attorno, e tenendosi ad una prudente distanza da quella mischia, e quando poi vede che tutto è inutile, sta a vedere, ed aspetta che abbian finito.
Così appunto fece D. Ferrante: ed ai capitani di quel secolo accadeva assai sovente di voler comandare e di esser comandati colla peggio de’ poveri popoli presso i quali si guerreggiava, cui, oltre i mali ordinarj ed indispensabili, venivan poi addosso cento malanni eventuali cagionati dalla sfrenatezza e dall’indisciplina delle milizie.
CAPITOLO XXXII.
Eran già quasi due ore di sole quando le bande del Vitelli, alle quali s’erano accostate tutte l’altre italiane del campo, si trovarono in punto di prender le mosse per condursi ad affrontar gli spagnoli.