A Lamberto, che offuscato il lume dell’intelletto dal dolore della rovinata impresa, e della morte dei due cognati, s’era risoluto affatto di voler morire quivi ancor esso, sovvenne a un tratto di Niccolò, di Laudomia, e gli parve troppo enorme l’idea che il povero vecchio avesse a perder anco quel fanciullo, senza utile nessuno per la città, e, detto fatto, preso Bindo per un braccio, mentre Fanfulla l’afferrava dall’altro, lo costrinsero, benchè s’opponesse e facesse forza, a saltar con essi nel fiume.

Egli era tempo; chè, rimasti pressochè soli, ogni poco che avesser tardato, doveano o morire od arrendersi.

Gl’Italiani intanto, che passati già all’opposta riva vi s’erano schierati, appena ebber veduti costoro saltati in Arno, e perciò più bassi della linea de’ loro tiri, cominciarono cogli archibusi a bersagliare i nemici, con che fattili arretrar dalla sponda, ebber campo i nostri di condursi finalmente salvi tra la loro gente, che fatta un’ultima scarica di tutte l’arme, si mosse pianamente ed in ordine, a tamburi battenti ed insegne spiegate, onde non avesse apparenza di fuga, e lasciandosi Arno alle spalle si drizzò lungo le mura verso i colli di Fiesole.

Giuntevi, s’alloggiarono in luoghi ove non potessero venir facilmente sforzati, e gli Spagnoli ed i lanzi, dal canto loro, rimasero in arme ed in sospetto, temendo che i loro nemici, meglio ordinando il fallito disegno, rinnovassero con miglior fortuna l’assalto; questo loro timore rendendoli docili ed obbedienti a’ capitani, che a suo tempo li condussero a tribolare ed esser tribolati altrove, fu la salute di Firenze; e la morte di tanti che, vivi avrebber voluto esser pagati, recò non piccol sollievo alla camera apostolica, che ottenne questo ribasso sul prezzo di Firenze, grazie al sottile ingegno di Baccio Valori.

Questi, da una torre delle case de’ Bini, ov’era salito con Troilo, Malatesta ed il Nobili, avea osservata tutta la fazione, e come la vide succeduta cotanto a seconda de’ suoi desiderj, disse, tutto allegro, fregandosi le mani, mettendo un—Oh!—con libero e lungo respiro:

—Ora è finita davvero e del tutto!—e siam padroni di Firenze.—

Il Nobili, che giorno e notte si vedeva innanzi gli occhi come fantasmi le casse di Niccolò piene di fiorini e di ducati, disse allora, con cert’occhietti tutti voglia ed impazienza, guardando ora Baccio, ora Troilo:

—Oh! per amor d’Iddio, facciamo presto, che non ci fugga!—

—E che non mi fugga Laudomia, quel fiore, quel giglio, quella bellezza delle bellezze! soggiunse Troilo ridendo, e pensando: fosse qui Selvaggia direbbe anch’essa «che non mi fugga Lamberto!...» se non altro, non avremo a far quistione, chè in questo bottino ognuno è contento della sua parte.—