Appena gli venne recata da chi era stato dalle mura testimonio del fatto, allontanò da sè le figlie, che gli stavano attorno timide e piangenti, e che a stento ubbidirono ad un assoluto e ripetuto comando; e chiuso ch’egli ebbe l’uscio neppur se ne scostarono, origliando piene di sospetto e di timore, e pregando Iddio reggesse in quel momento l’animo e le forze del misero vecchio. Egli, rimasto solo, si lasciò andar ginocchioni appiè della nicchia, e poi venendogli meno ogni vigore, cadde colla fronte a terra e le mani giunte in atto di preghiera. Stimiamo inutile dir dello stato di quell’anima desolata, alla quale (vacillando persino in essa a momenti la luce della fede) parve esser derelitta oramai dagli uomini e da Dio; mandando un doloroso gemito, e volgendosi col cuore a chieder l’intercessione del martire, del maestro, dell’amico, che era certo potesse ascoltarlo dal Cielo:
—Oh! Padre santo, disse, tu in terra m’amasti.... perchè m’hai abbandonato? Oh! serba in me la fede, e toglimi la vita.... ch’io muoja, Dio mio! ch’io muoja, ch’io non posso regger più.... non posso più...—
E rimase muto, immobile, affranto sotto il peso d’un dolore, che essendo tanto ormai da ottenebrare e render confuse le operazioni dell’intelletto, fu in certo modo rimedio a sè stesso, togliendo per poco a quell’anima afflitta la facoltà di sentirlo; ma a un tratto si scosse da quel letargo, parendogli udirsi all’orecchio una voce sovrumana che gli diceva: chi è costui che vuol la mercede prima che il sol tramonti? che chiede riposo prima della fine del giorno? Chi t’ha detto sii oramai istrumento inutile, che non possa la patria aver bisogno di te? Gli antichi tuoi tante volte cacciati non ritornaron forse? Chi dispera mai della patria, se non i codardi?—
Alzò la fronte, stette sulle ginocchia, si rizzò alla fine Niccolò tutto mutato da quel di prima, la sua fiera natura, a guisa d’una valida e ben temperata molla d’acciajo che un soverchio peso può piegare, ma non rompere, risorse potente ed intera; e disse:
—Fuggiamo Firenze per ora, ed andiamo altrove a prepararle giorni migliori.... Io non li vedrò, morrò sulla terra d’esilio.... li vedranno i miei figli.... se me n’è rimasto alcuno.... li vedrà la patria.... E potei sciagurato! desiderar di morire?.... dopo novant’anni di vita, dovette venire il giorno ch’io avessi pensiero di me più che di essa?—
Udì in quella molti passi suonar nella camera vicina: immaginò fosser i suoi tornati dalla battaglia, pensò «E vi saran poi tutti?» e ponendo la mano alla chiave aprì, e con volto grave, mesto ma sicuro, accolse i giovani, ed accortosi dei due che mancavano, stette un momento sopra di sè, poi disse:
—Si può giovar loro? ajutarli ancora? E Lamberto rispose:
—Essi potran giovarci.... chè pregano ora per noi in paradiso.—
Niccolò, a voce bassa, rispose Amen; volse altrove il viso, e tacque per alcuni momenti, durante i quali dal moto delle labbra si potea conoscere ch’egli pregava; disse finalmente: