Il vecchio intanto pareva agitato da una nuova inquietudine, e disse alla fine, avere mandato per uno de’ garzoni di stalla un breve a Fra Zaccaria in S. Marco per offrirgli d’uscirsene di Firenze con esso loro, e commettendogli di proporre al Fojano questo modo istesso di scampo, chè tutti e due, per le loro prediche fatte durante l’assedio in favore della difesa, portavano ora pericolo grandissimo.
—Io non mi so risolvere a partire prima di sapere se possiamo ajutar questi frati dabbene.—
Fanfulla, senza contrastare a questo generoso pensiero, mostrava però col viso, e con un certo irrequieto moto della persona, ch’egli non approvava in quel momento maggiori indugi, e Lamberto, che la pensava al modo stesso, propose, che andasse intanto innanzi alla porta e parlasse col capitano, onde disporlo a non metter impedimento alla loro uscita, e Niccolò gli diede cinquanta ducati affinchè la pratica più sicuramente riuscisse.
Partito Fanfulla, dopo un altro poco comparve finalmente la risposta di S. Marco. Scriveva Fra Benedetto, esser già in salvo i due frati (egli così credeva; ma il Fojano era stato preso all’uscir travestito di Firenze) e pregare Iddio che conducesse del pari a salvamento Niccolò e tutti i suoi. Questi, mettendo allora più libero il respiro, disse, alzandosi con una prontezza che ben si vedeva non naturale:
—Ora dunque andiamo.... E Iddio, che vede la nostra ragione, sia quello che ci ajuti.... Figliuoli miei, (disse fermandosi a un tratto) voi tornerete un giorno in questa casa, in questa camera, senza me: ricordatevi allora di Niccolò e de’ suoi avvisi. Se avrete autorità nessuna in Firenze, non vi fidate nè de’ grandi, nè di soldati e capitani mercenarj.... chè per cagion loro noi perdiamo oggi la patria.—
E gettata intorno un’ultima occhiata, soggiunse, con voce ed aspetto che pareva tranquillo:
—Andiamo.—
Così tutti insieme alla fine si mossero: gli uomini muti e pensosi, le donne piangenti, e venuti a! portone uscirono in istrada, e gli uni dopo gli altri messisi a cavallo, s’avviarono con quest’ordine: precedeva Niccolò messo in mezzo da Bindo e da Fanfulla: seguiva Lamberto al fianco di Laudomia, poscia Troilo colla Lisa che aveva in collo il fanciullo; e venivan ultimi M. Fede e Maurizio. Mentre Niccolò, non senza fatica, montava a cavallo, erano concorsi ad esso molti di que’ popolani che s’aggiravano intorno alla casa, e chi gli teneva la staffa, chi tentava sorreggerlo ed ajutarlo, alcuni piangendo gli abbracciavan le ginocchia o gli baciavano i piedi, dicendogli parole piene d’affetto, di venerazione, benedicendolo e facendogli animo, ed il Bozza, appoggiata una mano sulla groppa del cavallo, e coll’altra vivacemente gestendo, esclamava:
—Non dubitate, messer Niccolò, che no’ siam qui noi, e camperete pure a dispetto de’ ribaldi e de’ traditori!—
Ed il vecchio, co’ cenni e con qualche amorevole parola rispondendo a queste dimostrazioni s’avviarono, e giunti a Porta al Prato trovarono che Fanfulla avea con poca fatica ottenuto d’aver libero il passo, ed uscirono senza ostacolo accompagnati da molti di quegli artefici, ringraziando Iddio di non aver quivi incontrato impedimento: non sapean essi che questa cotanta facilità era per ordine espresso di Baccio, che assai accortamente seguiva in quest’occasione il consiglio di Troilo.