—Tu sei il capitan Melocchi!.... Oh! come sei tu qui?—

—Ah! rispose il moribondo (che tale oramai si potea dire), io v’avea tolto in iscambio, v’ho creduti una mano di Panciatichi.... La casa mia (proseguiva con tanta quanta la rabbia che potea esprimere in uno stato di tanta debolezza) la parte cancelliera è disfatta.... io ferito, tutto rotto e pesto, da quattro giorni vivo costà nascosto... ora i tormenti!.... la sete! Ho detto m’ammazzino, ma bere! Ah, che non l’hanno avuto il gusto que’ cani di veder morire il Bravetto!....—

E rise. L’affanno dell’agonia cresceva.

—Oh.... se è vivo, mio cugino.... Giovanni... ditegli che è stato Piero che m’ha dato.... E.... si ricordi....—

Qui non si potè più capire che cosa dicesse, parve però pronunciasse la parola ammazzarlo, che gli si spense tra le labbra insieme colla vita.

Il cadavere venne tirato da canto, tanto che non venisse calpestato da’ muli e da’ cavalli che passassero. E la brigata riprese il suo viaggio, funestata, come può credersi, da questa brutta e disperata fine, e Lamberto disse:

—Tu non meritavi altra morte che codesta!—E Niccolò:

—Abbia Iddio, se è possibile, pietà di quel forsennato.—

Nè Lamberto, nè alcun altro di loro non conoscevano questo Giovanni nominato dal Melocchi: ma l’avessero anche conosciuto, sarebbero, come si può credere, stati poco disposti a fargli la perversa ambasciata.