—Noi partiamo, Bindo, e quest’uomo dabbene rimane; chi lo difenderebbe se que’ ladroni venissero per fargli dispiacere?.... Ai vinti, gli oltraggi.... È questo il nostro pane oramai.... a non volerli patire bisognava saper vincere.... e noi non abbiam saputo.—
Il fattore ringraziò con uno sguardo Niccolò, e col cuore Iddio, chè veder Bindo colla granata in aria, ed aversi già lo spago al collo gli parea tutt’una cosa.
Era intanto comparsa la Caterina con qualche cosarella per cena: e chi non avesse saputo che la casa era andata a sacco, l’avrebbe indovinato vedendo quell’imbandigione, chè tutta consisteva in un’insalata, un pezzetto di cacio, e due pan neri, che l’uno neppur era intero. La povera donna, scura e macilenta in viso, cogli occhi gonfi e rossi apparecchiava, senza parlare, e metteva ogni tanto lunghi sospiri; e dopo quelle prime e brevi parole nessuno aprì più bocca, e rimaser pensosi sedendo su una spalliera che era tutt’in giro confitta nel muro; e questo silenzio parea tanto più mesto, chè nessuna voce, nessuno strepito s’udiva neppure al di fuori, benchè fossero nel cuor della terra, poco lontani di piazza. Il canto d’un gallo, o l’abbajar d’un cane avrebber almeno dato segno di cosa viva, ma quel desolato borgo aveva aspetto di cimitero; e tanto più parea tale, che il vento entrando per le finestre aperte portava un puzzo di sepoltura, del quale spiegò Matteo la cagione, dicendo:
—Dopo la battaglia eran in piazza meglio che 1200 morti: per non durar fatica a portarli fuori, gli hanno sotterrati costà dov’erano.... ma per far presto, non avranno indosso tre dita di terra.... Dio faccia che que’ morti non ammazzino ora i pochi vivi, e non ci si metta la morìa!—
—E tra costoro, domandò Niccolò con impeto, sarebbe mai confuso il gran Ferruccio?—
—No, messere, egli è stato sepolto in disparte sotto la gronda del fianco della chiesa.
—Sapresti tu insegnarmi dove?—
—Io so quando voi vogliate; chè anch’io fui comandato con un monte di marrajuoli, ed ajutai cavar la fossa.—
—Menamici tosto. Venite figliuoli, che noi facciamo questo poco d’onore al maggior uomo che nascesse mai in Firenze.—
Rizzatosi il vecchio arditamente e senza mostrare stanchezza, uscì co’ suoi e colle due giovani, chè anch’esse, benchè non richieste per riguardo alle fatiche sofferte, vollero venir a prostrarsi sull’onorata sepoltura. Matteo precedeva per la via stretta, con una lanterna, che mostrava col piccolo e vacillante chiarore, molte case, e forse la più parte, aperte, abbandonate dagli abitatori, e di alcune gli usci eran divelti, e giacean buttati a terra lungo le mura. Disse Fanfulla, riconoscendosi a un tratto: