—Qui toccai quella nespola sull’orecchio, e in questo poco spazio, a veder che danza era quel giorno!... e qui, vedete.... qui proprio! il Commissario con quella fila di capitani si cacciò a capo sotto tra’ lanzi!...—
Niccolò, raccogliendo con avidità le parole di Fanfulla, non si stancava di domandargli di tutti i particolari, non tanto della battaglia, quanto del Ferruccio; chè appunto allora erano sboccati in sulla piazza e si trovavan nel luogo delle sue più mirabili prove. Trattenutisi così un buon poco, senza curarsi del puzzo che qui, più che mai, gli ammorbava, proseguirono attraversandola per condursi alla chiesa, e nel camminare sentivano la terra tutta smossa, e talvolta affondarvisi un poco l’orme, e le donne rabbrividivano pensando che cosa calcassero.
Matteo finalmente si fermò rasente il fianco dell’antica chiesa e, deposta in terra la lanterna, disse:
—Qui è stato posto quel bravo signore.—Si vedeva sul suolo uno spazio lungo e largo quanto un corpo umano di alta statura, ove la terra difatti appariva rivoltata di fresco, e dall’impronta che serbava di suole di scarpe, e di piedi nudi, si conosceva che l’avean diligentemente pigiata. Niccolò, vedendosi proprio sotto gli occhi quella terra inzuppata ancora del sangue del suo amico, dell’uomo che per esso era l’ideale, il sublime di quanto vi può esser al mondo di virtuoso e di grande, cadde ginocchioni su quella fossa, preso da un tremito in tutta la persona, e chinandosi col capo baciò quel terriccio umido, e v’appoggiò poscia la fronte, rimanendovi immobile; e tutti quanti i suoi fecero lo stesso. Si sentiva il povero vecchio gemere, sospirare, ed alla fine si sciolse in pianto. Racquetatosi poi un poco, alzava il volto e le mani al cielo, dicendo:
—Oh! se dai santi e beati luoghi, ov’è ora gloriosa quella grand’anima, essa non isdegna calar uno sguardo su questo tenebroso mondo, essa vedrà forse questo mio pianto... vedrà che di quella città per la quale sparse il suo sangue sino all’ultima stilla, siam pur venuti, noi profughi almeno, a fargli quest’ultimo onore, quel solo che per noi si potesse nella nostra presente miseria.... Ferruccio, Ferruccio, ha ad esser questa dunque la tua sepoltura? Ed i Medici, omicidi della patria, l’avranno cotanto onorata in S. Lorenzo? Si vergogneranno essi di lasciarti quivi? Porranno almeno una croce sulle tua ossa? una pietra che dica: Qui giace Ferruccio?—
Così parlava Niccolò, ed il tempo ha mostrato s’egli avesse una giusta idea della generosità medicea che lasciò le ossa del Ferruccio dov’erano: non pose loro sopra nè croce, nè sasso, e non l’ebber mai sino ad oggi, tantochè, neppur per tradizione, si serba memoria del luogo preciso ove giace il fortissimo e virtuosissimo tra i toscani. Ciò sia detto per incidenza, e queste parole vadano a chi debbono andare[70].
Poi, a un tratto, dolendosi d’aver formato un tal desiderio, aggiungeva, quasi riprendendo se stesso:
—Ma che dico? Esco io di cervello? Quasi avessi tu bisogno de’ costoro onori!.... se l’abbiano.... li serbin pure per le loro ceneri scellerate, chè anco sotto i monumenti di marmo saprà ben trovarle nel dì finale la vendetta di Dio! E tu intanto, se puoi udirmi, spirito valoroso, goditi questo nostro umile omaggio, e sappi che di tanto non potran mai vantarsi le tombe de’ tuoi e de’ nostri nemici!.... sappi che insin che duri il mondo sarà più onorata pe’ generosi la terra di quest’umil fossa, che non l’insolente ricchezza de’ loro sepolcri!.... Sappi, che quell’onta, che avran creduto farti lasciandoti in quest’angolo inonorato, si volgerà per essi in altrettanta infamia appo i secoli e le generazioni future, chè a sottrarsi all’infamia non han, viva Dio, trovato ancora i tiranni forza che basti!—
Mentre Niccolò con passione grandissima ed in modo quasi ispirato, profferiva queste parole, che la sua famiglia inginocchiata e riverente udiva, tutta intenta a lui solo, s’avventaron di sotto il portico della chiesa sei uomini d’arme colle spade sguainate, seguiti da forse 50 contadini armati di picche, falci o bastoni, e prima che i sorpresi potesser pure avvedersi di quest’assalto, si trovarono in terra sotto un monte d’uomini, colle punte delle spade o delle picche sul viso, od appuntate alla gola ed al petto, presi e tenuti da cento mani; oppressi sotto le ginocchia ed i piedi di molti; ed una voce, alzandosi di mezzo gli assalitori, gridò: