—Chi si muove è morto. Voi siete prigioni del papa!—

Ed intanto quegli sgherri avean violentemente strappate le spade e l’altr’arme ai giovani, ai quali non sarebber certamente falliti nè l’animo, nè il volere di difendere Niccolò, colla certezza ancora d’esser tagliati a pezzi; ma la rovina che cadde loro addosso improvvisa tolse loro materialmente il poter muover un dito, non che venisse lor fatto di valersi dell’arme e della persona.

Le donne avean levato un grido, che da mani villane venne tosto soffocato, non meno che da bestiali minacce; e prima che un solo di que’ ribaldi si fidasse a levarsi di dosso agli uomini che si teneano sotto, altri ficcandosi tra mezzo quel viluppo di gambe e di braccia, con funi di che s’eran provvisti, ebber presto legati i prigioni, così validamente, che ben appariva in qual conto gli avessero; legati che gli ebbero, lasciaron che si rizzassero.

Chi potrebbe dir l’ira, lo sbalordimento, il terrore di que’ miseri perseguitati, vedendosi così fuor d’ogni aspettazione venuti in podestà de’ loro nemici, quando appunto tenevano oramai più sicuro lo scampo?

Lamberto e Bindo, collo sguardo basso ed errante, co’ petti gonfi e frementi per impotente furore, parean due fiere cadute nella tagliola: Maurizio, che venuto quivi per seguire il padrone era stato preso cogli altri, bestemmiava nella strozza in tedesco: Fanfulla, che non usciva mai della sua strana ed avventata natura, diceva scrollando il capo, soffiando e mezzo sorridendo:

—Siam proprio serviti nel coscetto!—

Le donne piangevano, tenute per le braccia ed un poco in disparte, da due di que’ maladetti.

E Niccolò, coll’augusta e veneranda fronte levata e sicura, disse:

—Io so quel che importi per me l’esser prigione del papa....—ed un amaro e sdegnoso sorriso gli corse sul labbro, quasi dicesse: «poco mi può togliere oramai!» Volgendosi poi ai figliuoli, ed additando la fossa ov’era sepolto il Ferruccio, soggiungeva:

—Da esso ho appreso come si muore.... ma forse non n’era mestieri.—