E lasciandosi andare come morta a piedi di Niccolò, colle fronte sulla terra, diceva con voce spenta:

—Ed io, scellerata, son cagione di tutto!—

—È vero pur troppo!—

Rispose il vecchio; ed i soldati cui riusciva oramai troppo grave esser testimoni di cotale scena, si mossero conducendo i prigioni verso la casa d’onde poco innanzi erano usciti.

Mentre camminavano, Maurizio, che veniva accanto a Lamberto, gli disse sottovoce con un sospiro:

—Ricortare quella sera! Io ticeva non pefere! Non pefer fine per far pace con messer Droile!.... Star tratitore! Hafefa racione pofere Maurizie?—

E Lamberto:—L’avevi pur troppo!—

Ricondotti così alla loro casa, Niccolò fu rinchiuso in una camera, le giovani in un’altra, ed in una terza gli uomini, guardati diligentemente da molti armati finchè venisse l’ora d’avviarsi tutti verso Firenze.

Il colpo era fatto: Niccolò preso, ed il capitano di questa nobil fazione, messer Benedetto de’ Nobili, che nascosto dietro le spalle de’ suoi avea gridato: «voi siete prigioni del papa» perchè non s’era fatto innanzi, perchè non s’era mostrato? Perchè il codardo non avea avuto ardire d’affrontare lo sguardo di Niccolò, come neppure a Troilo n’era bastata la vista. Sia lodato Iddio, che al cospetto di certi uomini, la fronte de’ ribaldi venduti ai potenti, dovrà, sinchè duri il mondo, cader sempre nel fango!