Entrò in quella Michele, il famiglio di Troilo, che era venuto colla squadra guidata da messer Benedetto, dicendo:
—C’è su vostra moglie....—
—Ci mancherebbe quest’altra! che avessi moglie!—disse Troilo ridendo.
—C’è dunque M. Lisa che non si sa più come farne bene! è buttata in terra come uno straccio in un angolo, cogli occhi fissi, stravolti, pare smemorata, e bada a dire che vuol voi, che vuol parlar con voi, e non le si può cavar altro di bocca, e la sorella e la fante le stanno d’intorno, ma pare che non capisca, e non senta, e non si può conoscere che mal le abbia preso.—
—Le ha preso il canchero, che Dio ti dia, ribaldo poltrone!—disse Troilo avventandosi col pugno chiuso al servo, che presto si ritrasse ed uscì, e Troilo gli seguiva a gridar dietro:
—Chi t? ha detto di venirmi a rompere il brutt’impiccato! son io medico o speziale? Son atto forse a guarir le donne del mal di corpo? Maladetta l’ora che mi venisti tra piedi? È curiosa quest’altra.... Michele, Michele!—- gridò sempre più invelenito, e Michele ricomparve.
—Di’ a lei, e di’ a tutti coloro lassù, che noi facciamo quel che ci è stato ordinato da’ nostri maggiori.... e ce ne duole insino al cuore.... ma non si può fare altrimenti.... e va all’inferno.... e non esser più ardito di capitarmi d’innanzi se non ti chiamo. Michele sparve, e Troilo ricorse al fiasco. Il disgraziato voleva uscir di sè, per cessare un momento il tormento insoffribile che lo rodeva. Bevette, tacque, stette un poco sopra pensieri, poi a un tratto, disse con ismania:
—Si può saper almeno che ora sia? Che notte eterna! non v’è oriuolo sul campanile, non batton mai l’ore in questa maladetta terra?—
Un soldato ch’era sull’uscio, disse:
—Alle corde v’hanno impiccato quattro Cancellieri per contrappeso, ed ora toccano in terra co’ piedi, e l’oriuolo è fermo.—