—Sei contenta? disse Troilo alla donna; io ho aggiustato i fatti miei: da buon compagno, vo’ che tu aggiusti i tuoi.—

—Per me son contentona. E volgendo l’occhio in giro disse, battendo il piede: «Qui per Dio, sarò io padrona!.... Qui la cortigiana si potrà maledirla; ma riderne, ma schernirla!....»—

—Brava Selvaggia! mi piaci... e quasi quasi.... sto per dir che t’invidio... e pure, anche la parte mia non è da buttar tra la spazzatura! ma aver un nemico che ve n’ha fatte di quelle che dico io!... averlo seguitato alla lunga... appostato... e finalmente... c’è perdio!... l’ho in mano, sotto i piedi... è roba mia! lo posso far morir in dieci anni, in un attimo, come voglio! e nè cielo nè inferno me lo posson levar di mano.... Eh! t’invidio; ti invidio.... sappine godere.... chè a pochi capitan queste venture.—

—E così farò, disse tra’ denti Selvaggia: poi accostatasi a Vanni gli disse—Tre di costoro li legherai qui a diritta voltato l’angolo del muro, tantochè non vedano quell’altro... ti mostrerò poi quello che avrai a legare qui a manca a quell’anello, costà tra quelle due botti.... ha’ tu inteso?—

—Ho inteso.—

—Ora andiamo per essi—dissero ad una voce Troilo e Selvaggia, ed il primo soggiunse:

—Chè tu ed io ce li siam molto ben guadagnati... d’una cosa però son curioso—disse Troilo fermandosi—di veder domattina che cosa hai saputo fare dì bello. Al tempo de’ tuoi antichi le donne del popolo eletto ne sapean trovar delle nuove in fatto d’ammazzar cristiani.... non foss’altro, che quella gentildonna che mise un chiodo per l’orecchio a quel capitano che dormiva in casa sua.—

—Ed io, rispose Selvaggia, d’un’altra cosa son curiosa... di saper domani che modo avrai tenuto a far che quella bellezza, quell’angiolo, s’innamori d’un par tuo.—

—Per dirtela com’è... ora che viene il buono.... mi trovo più impacciato ch’io non pensava. Con questo maladett’assedio... e star sempre tra’ frati e l’archibusate, mi sono scordato come si principia per dir quattro paroline ad una bella giovane. Non c’è peggio che star fuori d’esercizio! Oh! che le si dice ora a quest’altra? Pensa come sarà invelenita!... e sperar che dia retta e tenerezze! sì, aspetta!... Eh! mi ci proverò.... a ogni modo di qui nessuno ci caccia, e abbiam tempo d’avanzo, e se volesse intender la via agevole, l’avrei caro.... in cose d’amore la forza guasta tutto.... Se poi non volesse capir la ragione.... allora poi.... dovrà dir mio danno, ed a tant’altre sarà accaduto di peggio... e, per dirne una, ti ricordi di que’ tuoi maggiori della tribù di Beniamino.... e della moglie di quel loro pievano.... vo’ dir, levita.... Be’.... non istette peggio costei?—

Troilo tirava per le lunghe con queste chiacchiere, attraversando senza fretta, a passo a passo, il cortile. Venuto al punto di doversi mostrar senza maschera ad una creatura così nobile, così elevata, che s’era avvezzato a veder cotanto venerata da tutti, e che con un suo sguardo l’avrebbe atterrato, si sentì goffo, impacciato, provava un inesplicabile sbigottimento: eppure retrocedere non poteva. Che avrebbe pensato di lui Selvaggia? Che avrebber detto i suoi amici, ai quali tosto o tardi dovea venir notizia del fatto?—