Era destino di questo ribaldo d’esser pervertito, e reso sempre più scellerato da una vanità sciagurata. Per guadagnar tempo e rinfrancarsi meglio gli spiriti, ne pensò un’altra. Volto allo sbirretto, gli diceva:

—Senti, Vanni, penso una cosa.... codesta gentildonna che aspetta costà fuori.... tu già a un di presso avrai capito.... ch’ella non è qui con noi di sua voglia... non vorrei andare a lei così subito a brutto muso.... ci fosse una donna.... non avresti mai moglie per caso?—

—L’ebbi: ma a Ceppo[72], farà l’anno, che ’l Pievano è venuto per essa.... e qui non v’è di femmina che la chiave del portone.—

—Non c’è rimedio—disse Troilo tra’ denti; poi ad alta voce:

—Faremo senza: ora andiamo.—

Chiamò Michele, e gli disse:

—Condurrai qui madonna; quand’avrà scavalcato, la condurrai in quella camera che vedi laggiù in fondo. Le farai animo, le dirai non dubiti di mal nessuno, e toltale la benda, la lascerai sola.... e qualunque cosa ti domandasse non le risponderai a nulla. Quand’esci chiudila, e portami la chiave.—

Selvaggia allora volta allo sbirretto, disse:

—E tu conduci costoro costà sotto, e legali come t’ho insegnato.—

Fattasi poi sul ballatojo innanzi al portone, gli mostrò Lamberto, ed aggiunse: