—Costui è quello che devi legare in disparte tra le due botti.... Però, aspetta che si sia dato assetto alla donna.—
Michele scese sul pratello, e preso per la briglia il cavallo di Laudomia lo menò sotto il portone, e colla voce più melata che potè, le disse:
—Madonna, siate contenta scavalcare ch’io son qui per ajutarvi.—
—Oh Dio! abbi pietà di me!... di noi, disse la poveretta sollecitando ubbidire, per fuggire appunto d’esser ajutata. Quando fu in terra, Michele la prese per la mano, dicendole:
—Non temete di nulla; nessuno vi vuol offendere.... venite con me.... badate.... son quattro scalini.... ora è tutto piano.... venite pur liberamente....—
E condottala nella camera gialla, dopo due minuti uscì, chiuse l’uscio, e diede a Troilo la chiave, dicendo:
—Par più di là che di qua.... e se non trovate modo a consolarla.... la vedo e non la vedo!.... che non fosse come cert’uccelli, che in gabbia non voglion mangiare, e dopo due ore stiran l’ale, ed escon de’ guaj.—
Troilo non rispose, ma fece l’atto impaziente di chi ode cosa che gli dia noja.
Venne allora lo sbirretto conducendo i quattro legati; quando furon dentro, chiuse il portone, e poi li condusse dove gli era stato ordinato, e poco stante ricomparse anch’esso, e consegnando a Selvaggia la chiave, disse:
—È fatto. Ora volete che si mettan qualcosa sullo stomaco, m’avete detto? Lasciatemi arrivar sin a casa.—