Uscì. Dopo un quarto d’ora tornò con un paniere, e disse:
—V’ho tenuti a disagio.... abbiate pazienza.... ma è un pò lontano dov’io sto.—
E portata la provvigione ai prigioni venne a domandar a Troilo se gli occorreva altro.
—No, rispose questi, va, e domattina lasciati rivedere a levata di sole.—
Lo sbirretto diede loro la buona notte con un sorriso espressivo, e disse:—Chiudetevi, e mettete la stanga, chè in questi paesi seminan fagiuoli e nascon ladri. Poi se n’andò pe’ fatti suoi, e i due rimasti misero la stanga al portone: guardandosi allora in viso, disse Troilo:
—Se non siam sicuri qua entro, pazienza!—e mettendo un lungo respiro:
—Oh! ci siamo: a noi Selvaggia, e ognun pensi a’ fatti suoi.—
Egli s’avviò alla camera di Laudomia, essa al sotterraneo, colla chiave in una mano, e nell’altra la lanterna dello sbirretto.
Quando fu entrata, Fanfulla, che la credette il carceriere, le disse: