—Tu mi facesti il peggio che tu potevi: m’avessi uccisa.... ti ringraziavo, ti benedivo..... ma tu m’hai vilipesa, sprezzata. Volli mostrarti che si può odiare, uccider Selvaggia, ma non isprezzarla. Volli vendetta, e l’ho cercata, ho passato i giorni, ho vegliate le notti per ordinarla; e l’ho alla fine.... Laudomia o qui.... tu sei qui.... tutti siete in poter di Selvaggia, della cortigiana, del rifiuto del mondo, di quella che tutti calpestano, che tutti odiano, che non ha trovata mai anima, mai cuore... neppur quello del padre... che le donasse un affetto...—
Qui strappò dalla guaina il pugnale, che Lamberto credette volesse piantargli in cuore, e sopraffatta dalla passione, proruppe in un pianto desolato, dicendo:
—E neppur ora potrò ottenerlo!....—(Ed intanto tagliava le funi che legavan Lamberto).
—Neppur così, dandoti vita, libertà, salvando Laudomia che ami, potrò impetrar quella mia prima preghiera, che tu m’abbi cara come il tuo veltro, come il tuo palafreno?—
E mentre con voce non più severa, ma umile e supplichevole, finiva queste parole, Lamberto sciolto dalle funi, s’era, con impeto di gratitudine, di pietà, d’ammirazione, prostrato a’ suoi piedi, ed abbracciando gli stinieri della donna, esclamava con voce interrotta:
—Angelo salvatore!....—
Selvaggia levò al cielo le palme tremule per la gioja, apparì sul suo volto un’espressione tutta nuova, pura e serena, e disse:
—Dio di misericordia!.... finalmente ti benedico anch’io.... ti ringrazio d’avermi creata....—
E rimasta così immobile, e quasi estatica alcuni momenti, lasciò cader le braccia, e soggiunse, quasi parlando a se stessa: