—Avevo tanto patito!....—
Riscossasi a un tratto, disse, risoluta e con prestezza:
—Su, Lamberto, non è tempo da perdere. Sappi che Troilo dopo avervi traditi tutti, ha fatto scellerato disegno su Laudomia, ed è con essa in questo castello. Non v’è dubbio che noi non arriviamo in tempo. Egli non volea usar la forza se non agli estremi. Andiamo a scioglier quest’altri, e tutti insieme corriamo a liberarla.—
E mentre parlava se n’era andata con Lamberto nel fondo del sotterraneo ov’eran i prigioni legati e sollecitava tagliar le loro funi, mentr’essi sbalorditi, nè sapendo che pensare, con confuse e frequenti parole, ora ringraziavano, ora interrogavano, e Lamberto anch’esso prestissimamente lavorando li veniva sciogliendo, e diceva, affannato e contento:
—Vedrete.... saprete poi.... è un angelo mandato da Dio.... presto, presto.... che quel traditore non ci può fuggire....—
E diceva loro di Troilo, de’ suoi disegni, e ch’egli era quivi con Laudomia.... tantochè, non appena si trovaron liberi, si slanciarono tutti in truppa fuor del sotterraneo, col cuore pieno d’indegnazione contro quello scellerato, e senza pensare o curarsi ch’erano disarmati, correvano per isbranarlo coll’ugne e co’ denti. Ma la fortuna avea pensato a provvederli, ed entrati nella prima anticamera s’accorsero della rastrelliera piena d’arme, ed ognuno ne prese una, il solo Lamberto, senza arrestarsi o pensare ad altro, s’era con Selvaggia gettato all’uscio della camera gialla, che Troilo, lontano d’ogni sospetto, non avea chiuso che col saliscendi.
Aprirlo, slanciarsi su Troilo, afferrarlo pel collo, averlo sotto i piedi, fu per Lamberto cosa d’un attimo.
Il traditore, al punto ch’erano entrati, si trovava a mezzo la stanza, discosto da Laudomia, la quale stava sul davanzale del trabocchetto aperto, in atto di volervisi buttare, ed assai appariva, che lo sciaurato, perduta ogni speranza di venir a capo del suo disegno in altro modo che colla violenza, avea ridotto, quell’infelice a quest’ultima disperata difesa.
Intanto, e quasi subito, eran accorsi i compagni, e Maurizio alzava una mezza spada sul capo al caputo, e l’avrebbe morto, se non che Lamberto gridò: