—Fermo, Maurizio!—
Ed il servo calò il colpo in terra ritraendosi con istizza.
Per alcuni momenti nessuno profferì parola. Il traditore spaventato, anelante, colle luci degli occhi fuori del punto, pallido come la morte, era sempre stramazzato e tenuto ora da Fanfulla ora da Bindo. Lamberto l’avea lasciato per correre a Laudomia, che di seduta ch’ella era s’era lasciata cader ginocchioni, e bianca come una statua di cera, alzava gli occhi al Cielo per ringraziarlo, e lo ringraziava col cuore, chè colla voce non poteva la poveretta.
Lamberto le s’inginocchiò accanto, ed essa gli si abbandonava sul collo. Rimase così un momento tra ’l sì e il no di venirsi meno. Selvaggia arrecò del vino ch’era sulla tavola; Laudomia ne bevve un sorso, e dopo un poco le ritornò sulle guance il color della vita.
—Sei salva amor mio!—le diceva Lamberto, e le fibre del suo volto tremavan tutte per la piena dell’allegrezza.
—Oh andiamo, per l’amor di Dio!—disse Laudomia con voce spenta, chè la vista di quei luoghi, e di Troilo le metteva troppo ribrezzo: e sollevandosi a stento, ajutata da Lamberto e sorretta anco da Selvaggia, si tolse di là, e con mal sicuri passi si strascinò nella camera vicina, ove lasciandosi andare sfinita su un seggiolone, posava le mani su gli omeri di Lamberto che le stava a piedi, guardandolo con ineffabil espressione d’affetto. La povera Selvaggia, a passi indietro, si veniva ritraendo, e che provasse in cuore a quell’ora lo pensi il lettore. Disse Lamberto:—E lo sai chi m’ha liberato, chi ti ha salvata la vita e l’onore? Costei... quella di chi t’ho parlato... quella che avevi tanto nel cuore... Selvaggia.—
—Oh!... È Selvaggia costei!...—
Disse riscuotendosi Laudomia; e in un subito le ricorse alla mente tutta la sua miserabile istoria, pensò all’angoscia che dovea provare a vederla a quel modo con Lamberto, ritrasse le braccia con moto istantaneo e quasi timido, e giungendo le mani in atto di preghiera, le si volse con viso che implorava perdono, dicendo:
—Oh Selvaggia!.... Io non potevo saperlo!....—
—Sì, son io, rispose questa avvicinandosi, e la sua voce, il volto, l’atto della persona, assai mostravano in qual terribile travaglio stesse il suo povero cuore. Son io, proseguiva, che ebbi un lungo.... orrendo pensier di vendetta contro Lamberto..... contro voi...... ma..... dissi a me stessa «che cerchi, sciagurata, da tant’anni? Trovar chi non t’odii, non t’abbia in dispregio.... Trovar un cuore che t’ ami.. se non amore.... affetto almeno.... goder prima di morire, una volta.... una sola volta d’una parola, d’uno sguardo amico. E speri ottenerlo per questa via? ottenerlo colla vendetta?»....—