—Eccola quale è stata la mia vendetta!... Ditemi: Avrete cara almen voi quest’infelice?... Posso sperarlo questa volta?—
Laudomia volle alzarsi e correr nelle sue braccia, ma le falliron le forze e ricadde seduta, stendendo pur sempre le palme verso Selvaggia, che si gettò con un grido di gioia tra esse, e le due donne rimasero lung’ora avvinte in un caldissimo abbraccio.
CAPITOLO XXXVI.
Troilo intanto era sempre in terra: troppo superbo per raccomandarsi, o scender ad atto alcuno di viltà, taceva ed aspettava la morte. Fanfulla, e più di tutti Maurizio, si sentivan pruder le mani, ed avean gran voglia di dargli lo spaccio e finirla; ma li rattenne il rispetto di Lamberto, che tanto risolutamente avea comandato al servo di non toccarlo. Questi però non potè tenersi che non gli dicesse, scrollando in aria il dito verso di lui:
—Rincraziare, rineraziare messer Lamperte.... se non era mie patrone, ti ora star già a pruciare giù con der Teufel.—
Troilo gli lanciò un’occhiata piena egualmente di rabbia e di sprezzo, poi disse, senza guardar in viso nessuno in particolare:
—Vantatevi di quest’impresa. Quattro contro uno.... e coglierlo alle spalle e sprovveduto.... è degna di voi.... Già sapevate che a darmi tempo ch’io voltassi il viso non bastavan otto come voi altri a fermarmi.—