—Sozzo ribaldo! gridò Bindo, e con una spinta allontanò Fanfulla, onde Troilo rimase libero; prendi la tua spada, e s’io non basto solo, tu non sei traditore.—
Troilo non ebbe appena tempo di rizzarsi e gettar la mano sull’elsa, che già Maurizio e Fanfulla l’avean di nuovo afferrato.
—Tu sei pazzo Bindo, disse quest’ultimo, tu metterti con questo ribaldo? Dove c’è Fanfulla di queste non ne succedono.—
In quella era entrato Lamberto; aveva udito il diverbio, e disse con impeto:
—E perchè non avrebbe a succedere? non con Bindo... ma con me, che ho più bisogno del sangue di costui, che non dell’aria per respirare; che darei la vita per tagliarlo a pezzi, e non sono un ribaldo par suo da voler vantaggio, o giovarmi della sorpresa.... del tradimento!—
—Ti facevo di maggior giudizio, Lamberto, disse Fanfulla, ed impugnata la spada di Troilo la sguainò, ch’egli validamente tenuto per le braccia non potea far contrasto, poi soggiunse:
—Codesta tua spada onorata lordarsi toccando quella d’un traditore! S’io lo consento possa io far un’altra volta il mestiere a piedi.... possa rompere il collo com’io rompo questa lama.—
E puntando in terra la spada, la spinse, dandole un pò di volta, e la fe’ saltare in tre pezzi.
Lamberto avea perduto il lume dell’intelletto: gridò a Fanfulla, col volto e gli occhi divenuti di fiamme: