—Io non m’adiro mai con chi mi vien colla spada di fronte.... e tu non saresti capace venir altrimenti.... ed anche a me, quand’ero giovane, ad ogni mezza parola mi veniva sempre quella benedett’elsa tra l’unghie... Orsù, non ci si pensi più, ch’io ti voglio più bene di prima.—

Con tutte queste tribolazioni avean fatto la mezzanotte. L’ora era opportuna per allontanarsi da que’ luoghi senz’esser sentiti nè visti, e per conseguenza senza lasciar traccia che potesse far indovinare per qual parte avessero preso. Laudomia instava che si partisse, e Selvaggia con Maurizio, trovata la stalla, sellarono i tre cavalli e li condussero sul pratello innanzi alla villa.

Quando Laudomia volle moversi dalla sedia sulla quale s’era di nuovo abbandonata, le sue forze mal corrisposero alla smania che provava di torsi di quel luogo funesto. Se qualcosa dovesse recar maraviglia, sarebbe ch’ella avesse potuto tanto resistere. Ma bene spesso si vedon persone deboli, o pel sesso, o per l’età, o per la fisica loro struttura, sopportar maravigliosamente travagli e spaventi, rette dalla prontezza dell’animo, e dall’orgasmo stesso prodotto da un pericolo, da un affetto, da una passione prepotente. Cessino queste cagioni, e la natura spossata cade di tanto più bassa, quanto era maggiore lo sforzo che la reggeva.

Così avvenne alla poveretta. Uscita di quel terribil pericolo, trovandosi sicura ed illesa tra braccia amiche, tra quelle dello sposo, del fratello, sentì per tutte le fibre diffondersi un gelo torpido, che avea pure in se un tal che di dolce, e pel quale parea le si venisse spegnendo il principio vitale. Quell’ultimo atto d’interporsi onde Lamberto ritornasse in sè stesso e venisse a Troilo salvata la vita le avea dato l’ultimo crollo; assalita da un ribrezzo di febbre che la diacciava tutta; con una angoscia al cuore che ne rendeva violento, incerto e disuguale il battito, si sentiva intorbidar l’intelletto, ed occupar da confuse e dolorose immaginazioni.

—Oh! Lamberto, diceva pregando con voce spenta, mentre tentava invano d’alzarsi, io sento offuscarmisi la mente... la vita se ne va... Oh! prendimi in braccio.... portami altrove.... Son tua sposa.... è vero? Non è stato un sogno.... posso morirti vicina, mi puoi ajutare.... reggere il capo.... Oh! potessi ricordarmi.... ma ho le idee così scomposte! Mi desti l’anello in S. Marco.... son tua.... non è vero?—

—Oh! sì, Laudomia, amor mio, fatti cuore.... noi siamo sposi.... e tu sei col tuo sposo....Iddio te lo diede e tuo padre, e non ti lascerà più mai....—

—Oh! mio padre, dicevi....—

E la scena di Gavinana, il pericolo di Niccolò le si affacciava alla mente senza che potesse distinguere se era cosa reale o soltanto temuta; fatto accaduto, ovvero minacciato nell’avvenire.

—Oh Lamberto mio! diceva piangendo, dimmelo, se lo sai.... s’egli è vero che lo volean prigione.... o forse.... già l’avrebber preso.... sarebbe al bargello.... lo porranno al tormento.... vi fosse ora?.... fosse attaccato alla fune. Oh, babbo, babbo! Oh, povero sventurato vecchio!... Dimmelo, dimmelo se lo sai!—

E piangeva sconsolatamente, a torrenti, che avrebbe fatto pietà ai sassi.