Lamberto fuor di sè si struggeva in proteste, affermando sull’onor suo non saper nulla, e trovando mille modi, mille espressioni per rassicurarla; Bindo, coll’impeto d’affetto d’un cuor buono di quindici anni faceva altrettanto, e cogli occhi lagrimosi, si disperava temendo, più grave che non era in effetto, il male della sorella. Maurizio, che era venuto ad avvisare esser ammanniti i cavalli, vedendo il suo padrone in tanti travagli per cagione di Troilo, non si sapea dar pace avesse a rimaner vivo. Il buon svizzero smaniava, e mordendosi il dito saettava di tanto in tanto sguardi stralunati verso l’uscio della camera gialla, ov’era chiuso e legato il traditore, dicendo in cuor suo:
—Io non hafer mai pefute fine con messer Droile.... Ah, se mie patrone dicesse: «Maurizie, ti far quel che pare migliore!»—
E seguitava a scollare il capo, chè secondo le sue idee non v’era cagione che permettesse di nuocere a quelli coi quali s’era bevuto vino, tanto era la sua riverenza per questo liquore. E perciò appunto non avea voluto assaggiarlo la sera della riconciliazione: e se gli altri avean perdonato, egli, per un istinto di fedeltà quasi canina (e crediam che l’epiteto contenga un elogio) era rimasto implacabile.
Il sospetto che destava lo stato di Laudomia, benchè grave, non lo era però al punto che non dovesse cedere a quello ben altrimenti maggiore di sospettar quivi tanto che nascesse qualche impensato ostacolo alla loro fuga.
Quando parve un po’ racquetata, e dissipata in gran parte quella nube che le avea per un momento offuscate le idee, Lamberto, e gli altri di compagnia, la levaron di peso, e con grandissimo riguardo tanto fecero che la misero a cavallo, ove, reggendola da ambo i lati, presero, guidati da Selvaggia, la via del piano.
Ma dove ripararsi a quest’ora con tanti sospetti, tanti timori, tanti nemici che forse li circondavano? Dove condurre quella poveretta, che al più potea far qualche miglio, ma poi avrebbe corso rischio della vita se non trovasse riposo od ajuto?
Monte Murlo sorgeva poco discosto. Lamberto e Bindo conoscevano il Pievano, e negli anni scorsi lo venivan talvolta visitando dalla villa che avea Niccolò poco lungi del Poggio a Cajano.
Presero partito d’andare a lui per la via più diritta. Come pratici del paese, malgrado l’oscurità, l’ebbero presto rintracciata, e facendo animo a Laudomia risolutamente vi s’avviarono.
Ma Selvaggia, che precedeva, fermandosi a un tratto, e percuotendosi colla palma la fronte, esclamò: