—L’abbiam fatta grossa! e il famiglio di Troilo?... Michele?... è rimasto nella villa.... libero.... nessun di noi ci ha più pensato..... Dio sa che non abbia udito.... veduto tutto.... Dio sa che a quest’ora non abbia sciolto il padrone.... e presto ci sia addosso con genti di quel ribaldo d’jeri sera!...—

Fanfulla, senza dar tempo ad altro, gridò, volgendosi e riprendendo di corsa la via fatta:

—Ci penso io, e non dubitate di nulla....—

E Maurizio, senza chieder a Lamberto licenza, corsegli dietro a gambe quanto poteva.

Gli altri rimasero un momento sospesi: riflettendo poi che bastavano all’impresa que’ due, e non volendo assottigliar troppo a Laudomia la scorta, seguitarono il loro cammino verso M. Murlo.

Mentre Fanfulla ed il famiglio tornavano addietro a furia per la salita, ora correndo, ora di buon passo, a seconda che la strada era rotta od agevole, nacque a Maurizio un’idea, che gli parve bellissima e mirabile, e risolutosi di tentare il suo compagno, cominciò a dire, col fiato grosso e tronco dall’affanno:

—Ah!.. mie... patrone... star... troppo... pone... troppa carità... per... quel ripalde, traditore!... Non lasciar legato... ma impiccato... e allora noi non dofer tornar indietro... non hafer più paura.

—E così... avrei fatto, se stava in me... e non tanti perdoni... ma è stata... madonna... che vuoi? le donne hanno il cuore senza pelo...—

—È stato... che mie patrone hafer pefute... ma Maurizie furbe, non hafer mai foluto pefer fine con Droile... e poter adesso asciustar tutto, se messer Fanfulle star contente.—

Fanfulla non capì gran fatto questa sottil distinzione del pefer o non pefere: ma correva, le parole gli costavano, avea altro pel capo, onde non rispose, e così giunsero alla villa.