—Messer Droile, ti far acto de contrizione.... ti meritar di morire in acqua!—
Alla fine venne fuori il capo della corda, al quale era attaccato un gancio di pozzo tutto rugginoso ed imbrattato di melletta. Troilo sfinito cadde bocconi, ma se smarrì le forze, per sua maggior sventura non ismarrì i sensi.
Maurizio prestissimamente (chè aveva voglia di finirla, e l’abbiamo anche noi) lo legò sotto l’ascelle colla fune del trabocchetto, tagliò quella che lo attacava alla colonna del letto, e levatolo di peso l’infilò in quella buca larga appunto abbastanza perchè vi potesse capire.
Il disgraziato si sforzò, dibattendosi, d’ajutarsi, ma non gli venne fatto, ed appeso alla corda che velocemente scorreva tra le mani di Maurizio, si calò in quel profondo. Dopo un minuto la corda era al termine: Maurizio la sfilò dalla carrucola e la gettò giù anch’essa, vi gettò la berretta di Troilo, che era rimasta in terra, poi chiuse gli sportelli, e tornato in cortile ad aspettar Fanfulla, s’inginocchiò, e con quanta divozione potè, disse un Miserere per l’anima di Troilo, il quale non ebbe probabilmente laggiù così presta morte, che non avesse tempo a far molte riflessioni, sulle quali lasceremo spaziare la fantasia del nostro lettore.
L’ipotesi di Fanfulla circa il famiglio di Troilo aveva appunto colto nel vero. Assai bene stracco delle veglie e della mala vita de’ giorni passati, era andato cercando nel piano superiore della villa una camera fuor di mano ed un letto, sul quale sdrajatosi, s’addormentò, che le cannonate non l’avrebbero desto.
Fanfulla, giunto a capo la scala udì alla lontana il suo russar profondo, e guidato da quel suono, l’ebbe presto trovato. Gli fu addosso prima che si risentisse, onde acciuffatolo con gentilezza alla canna, Michele aprì gli occhi sbigottito, ed il primo oggetto che gli s’offerse fu la punta d’una spada che gli faceva il solletico alla bocca dello stomaco. V’era poco da replicare, onde senza far movimento o difesa chiese la vita per Dio, che gli venne concessa a patti che seguisse, o per dir meglio, precedesse il suo vincitore, il quale standogli a calcagni lo fe’ calare in cortile.
—Oh! che fai costì in ginocchioni?—disse Fanfulla alquanto maravigliato di veder Maurizio in quel momento a cotale occupazione.
—Far piccole tifozione per anime di pofere messer Droile—rispose il servo a mezza voce, onde Michele udendo non s’insospettisse.
—Non si può negare che non abbi buon cuore.... Ora dunque andiamcene, col nome d’Iddio.—