—Donde verran’ per esso il dì del Giudizio.—
Ed i birri uscirono, chiusero con rumore di chiavi e chiavistelli la segreta, e vi lasciaron il vecchio allo scuro. Ritto com’era in mezzo al carcere, alzò le braccia in atto di preghiera, e disse:
—Oh Francesco! tu compiesti il tuo sacrificio. Abbia in pace Iddio l’anima tua valorosa.—
Poi brancolando trovò il letto, vi sedè; prese la mezzina, bevve pochi sorsi, e determinò cercar riposo e sonno se avesse potuto, per far quant’era in sè onde riprendere un po’ di forze.
—Che questo mio corpo, quest’istrumento logoro, non abbia a farmi vergogna al paragone!.... Ajutami Iddio nella prova che mi si prepara: tu vedi l’anima mia, ma vedi insieme a che sian condotte queste membra afflitte, infondi in esse tanto vigore che basti a condurle, senz’atto di viltà, quei pochi passi che le separano dalla tomba.—
Si stese sul giaciglio, vi declinò il capo, e compostosi per dormire, rimase immobile onde conciliarsi il sonno: ma com’era possibile che una mente traboccante di mille pensieri, che un cuore così appassionato potessero assopirsi? a tanto non basta pur troppo la sicurtà d’una coscienza illibata, nè la veglia è frutto de’ soli rimorsi. Com’era possibile che trovandosi oramai al termine d’una lunga e travagliata vita, piena di tante fortune, consumata tutta nell’ardente pensiero della patria, non gli si schierassero ora dinanzi in lunga serie tutti quanti gli eventi di tant’anni, i disegni falliti, gli improvvidi consigli, i casi infine pei quali dopo tanti sforzi, tante agitazioni, tanto sangue versato, Firenze era pur caduta sotto l’artiglio mediceo; ed esso condotto.... a che? A farle l’ultimo ed inutile sagrificio di poche ore di vita!.... e tanto lungo affannarsi, tante perdite, tante sventure non avean potuto ottener altro dall’Eterna Giustizia?
Essa avea potuto consentire che gl’iniqui trionfasser de’ buoni, malgrado la loro imperturbata costanza a combattere, a soffrire, a pregare? Malgrado le promesse di Fra Girolamo suo profeta? «Qual tremendo giudicio! pensava l’afflitto vecchio, qual imperscrutabile mistero dell’ira di Dio!.... E qual era, o Signore, la nostra mira? pensava nell’amarezza del cuore. Quali i nostri ardentissimi desiderj. Non eran forse stabilire il tuo regno? accrescer gloria al tuo nome? Salvar la patria dalle mani dei tuoi nemici? Di quelli che per tener più sicuro il piede sul collo di questo popolo non hanno altra via che corromperlo ed affondarlo ne’ vizj?.... Oh, quanto ho patito, quanto ho pregato! Con che cuore ti diedi, Dio mio, la vita de’ miei figliuoli! Con che allegrezza t’avrei donata quella dell’ultimo che mi resta!.... Avrei visto l’ultima rovina della mia povera casa... Ma Firenze!...Dio mio!.... perchè non salvasti Firenze?»
Questi dolorosi pensieri ravvolgendosi nella mente di Niccolò che non potea, malgrado la sua tempra di ferro, non esser vinto ormai dalle veglie, dalle fatiche, dalle agitazioni morali, lo vennero avviando, senza che se n’avvedesse, verso una serie d’idee ancor più tetre e sconsolate; e ne fu appunto cagione l’accasciarsi delle forze vitali.
La fede nella giustizia di Dio e nella sua bontà,... la fede nelle profezie di Fra Girolamo, che a guisa d’un raggio celeste gli era stata per tant’anni guida e conforto, la vide offuscarsi e sparire in una tenebrosa caligine, piena di spaventi e di dubbi. Se in tutto quanto ho sperato... in tutto quanto ho creduto per novant’anni, mi fossi ingannato!