Questo tremendo sospetto sorse in quel travagliato cuore, quando appunto avrebbe avuto maggior bisogno di trovar nella Fede argomento e sollievo d’incorruttibili speranze: provò un brivido per l’ossa (materialmente, non per iperbole) sentendosi uscir di pugno l’ultimo filo al qual poteva ancora attenersi, come rabbrividisce chi, sospeso per un valido ramo su un baratro profondo, lo sente all’improvviso crocchiare e venirsi schiantando: o chi in nave battuta dal vento o dall’onde vicino ad un’irta scogliera, vede strapparsi la gomena dell’ultim’àncora di salute.

Un doloroso gemito uscì dal petto di Niccolò quando, non ostante i suoi sforzi per chiuder la porta del cuore a pensieri di disperazione, sentì che v’entravan terribili e ruinosi, come si versano i nemici in una rocca difesa a lungo e combattuta indarno. Per la prima volta a novant’anni sentì che cos’era spavento, parendogli veder crollare ad un tratto le speranze di tutta una vita per questo mondo e per l’altro, cercando invano nel presente e nell’avvenire un senso che non fosse dolore, un pensiero che non fosse tenebre ed incertezza, e alzandosi seduto sul letto, disse, levando le braccia al Cielo: Deus meus quare dereliquisti me?....

Era ne’ destini di Niccolò servir d’esempio sin dove possa su questa terra giungere la sventura e la forza dell’uomo nell’ottenerne vittoria. Colla tremenda potenza di volontà, ch’era stata sempre virtù sua principalissima, volle cacciar quelle idee, e le cacciò: volle averne d’un genere affatto opposto, e le ebbe, raccolse gli sfrenati pensieri, e disse in cuor suo: «Chi son io per giudicare quell’ente che fece me e gli uomini tutti, e cielo, e terra, e l’universo! Dir ch’egli o non possa, o non voglia, o non gli caglia occuparsi d’ognuna, benchè minima, delle sue creature, pesarne i meriti e le colpe, i dolori e le gioje, perch’egli è troppo grande per iscender sì basso; qual empia pazzia? Non sarebbe ciò appunto limitare la sua potenza, volerlo rimpicciolire alla nostra misura? Le creature tutte non son esse egualmente atomi, e nulla a fronte della sua immensità? Volgere il sole e gli astri pel firmamento costa più forse alla sua mano che dar forma e moto al minimo degl’insetti? Oh, Iddio grande, dacchè m’hai pur creato, abbi dunque cura anche di me! Soccorri dunque quest’anima immortale ora che sta per ritornare donde tu la movesti! Perdona i dubbj di quest’intelletto, che è per tua fattura! Tu non gli desti di poterti comprendere, ma, lo sento, tu m’hai posta nel cuore, compenso a tutti i miei mali, bastante virtù da poter sperare in te, nelle tue misericordie. Sì, mio Dio, io spero.... io confido nella tua bontà, mi getto tra le tue braccia, nel tuo paterno seno, ove saprò forse un giorno perchè in terra ebbi tanto a patire!....»

La speranza, celeste amica degli afflitti, scese così nel cuore del povero vecchio, e vi sparse una nuova dolcezza, una quiete serena per la quale si sentì riconfortar tutto. Gli parve essere già trasportato in una regione alta e lontana dalle miserie del nostro mondo, sentirsi sciolto oramai dalle passioni, dalle cure di esso, e trasfondersi tutto nelle idee d’una vita migliore. Questi pensieri a poco a poco, senza perder punto della loro soavità, si confusero, vennero acquistando non so che di fantastico e d’immaginoso, chè lo stanco vecchio s’era alla fine addormentato, e gli pareva vedersi dinanzi tre figure, tre forme umane vestite di tonacelli bianchi, co’ piedi scalzi, che gli sorridevano, e parean godersi in un fuoco vermiglio ed ardentissimo, che per ogni parte guizzando con mille rapidissime fiammelle le circondava.

Quello che era nel mezzo cominciava a parlargli, ma le sue parole erano come un’armonia dissimile ad ogni lingua terrena, ed incomprensibile a Niccolò, al quale, riconoscendo Fra Girolamo, pareva prostrarsegli, esclamando:

—O santissimo de’ martiri, fa che il tuo servo t’intenda!—

Il frate allora, mutando voce e lingua, gli diceva:

—E vorresti intendere i misteri di Dio? Adorali, e spera. S’adempiranno le mie profezie. Florentia post flagella renovabitur. Ma non puoi sapere nè quale abbia ad essere il flagello, nè quanto debba durare.... sic dicit dominus.... passeranno le generazioni ed i secoli, poi sarà luce nuova e terra nuova, e quella patria che abbiamo amata cotanto ambedue risorgerà libera, rinnovata.—

Il fuoco, i martiri, la visione tutta sparì: e Niccolò destatosi, e stimando appunto visione divina il sogno che con apparenze sovrumane gli avea ritratte quelle idee che avea sempre avute fisse nel cuore, si sentì più che mai avvampare di quell’ardente carità di patria, di quella fede inconcussa, che era stata l’anima del viver suo, e doveva essere in morte l’unico suo conforto.