Iddio, che giammai non abbandona chi d’abbandono non è meritevole, avea mandato l’ajuto quando appunto stava per isorgere maggiore il bisogno.
Un romore di persone e di chiavi si fe’ sentire nell’andito vicino: si riaprì la porta della segreta, entrò un tavolaccino con un torchietto, poi alcuni birri della famiglia del bargello, e comandarono al vecchio d’alzarsi e di seguitarli. Egli ubbidì, e preso in mezzo da costoro, uscirono, e dopo un lungo ravvolgersi per corridoi e scalette vennero alla porta d’una sala ove teneva ragione il nefando tribunale, statuito, non a giudicare, ma a mandar alla morte i nemici del nuovo stato, aggiuntovi lo scherno di un giudizio.
Era un camerone quadrato ed alto, mostrava dipinta nella facciata per mano di Giotto una storia piena di figure di santi, sotto i quali il pittore ritrasse molti de’ più ragguardevoli cittadini dei tempi suoi, tra gli altri, Corso Donati, Brunetto Latini e Dante Alighieri.
Sotto Pietro Leopoldo fu dato il bianco alla pittura. A nostri giorni l’ugne de’ prigionieri scortecciando quell’intonaco, la scoprirono qua e là. Speriamo che si scopra del tutto, e che quel luogo pieno di così onorate memorie, sia ridotto meno schifo che non è al presente.
Sotto la pittura era una spalliera, o banco, sul quale sedeano otto giudici vestiti di robe pavonazze, ed avean dinanzi un lungo tavolone ov’eran registri, scritture, calamaj, un involto, ed in quattro candellieri altrettanti ceri accesi, chè ancora non era apparsa la prima luce del giorno: e per due finestre strette, lunghe ed alte dal suolo, poste a manca di chi entrava, ed aperte pel caldo, si vedean tra le sbarre dell’inferriate scintillare le stelle.
Presso la porta s’intrattenevano mazzieri, birri, testimonj e tavolaccini. In un angolo sporgeva dal muro una trave con una carrucula in punta, e la corda del tormento. Un’immagine di Nostra Donna dipinta accanto sulla parete, con una lampada accesa davanti, dovea forse colla sua vista confortar le vittime: o piuttosto era ivi collocata per la vecchia usanza degli uomini di usar le cose divine a tutelare le loro ribalderie.
Quando entrò il vecchio sorse un leggiero bisbiglio tra que’ ribaldi che erano in sull’uscio. Alcuni si riposavano sdrajati lungo il muro, chè a que’ giorni il tribunale non avea avuto posa d’un momento. Uno di costoro, stirandosi e sbadigliando, tutto svogliato diceva:
—Quando verrà l’ultimo di codesti uccellacci! che possiamo un tratto andarci a dormire!....—
Niccolò venuto avanti, si fermò a due passi dalla tavola. Quantunque si sentisse, come si può immaginare, parendogli che al cospetto di que’ nemici della sua patria, avesse egli il carico di sostenerne l’onore colla presenza e colle parole: si tenne ritto più che poteva, e girando lo sguardo, non arrogante, ma pure ardito sui giudici, nessuno potè sostenerlo, ed abbassarono gli occhi o li volsero altrove.