—Orsù! disse Baccio troncandogli le parole, e facendo un risoluto cenno a’ mazzieri, a questo modo si porta egli rispetto al magistrato? Ed il presidente, accennando anch’esso ai ministri, disse:

—Dacchè egli non vuol prender la buona via, e per arroto dice villania al magistrato, egli è dovere collarlo. Tu t’hai a dolere di te, Niccolò! Cancelliere, scrivete l’esamina.—

Alcuni birri si gettarono su Niccolò e, presolo per le braccia, lo trassero violentemente presso il brutto istrumento che accennammo dianzi, gli strapparon di dosso il lucco, il cappuccio, li gettarono a terra, ed il venerabil vecchio rimase in sole calze[74] e camicia. Il crocifisso d’argento, quello che avea tolto da capo al letto all’atto della partenza, ed era stato di M.a Fiore sua moglie, gli pendeva sul petto, e trasse gli sguardi di quegli sgherri, che gliel’ebber tosto strappato. A quest’atto uscì dal petto di Niccolò un doloroso sospiro, ma levò gli occhi al Cielo rassegnato, e le sue labbra mormorarono alcune sillabe di preghiera, o forse di perdono.

Intanto i ministri del manigoldo, vestiti di farsetti e calze d’un rosso cupo, colle maniche rimboccate sin sopra il gomito, avevano spinto il vecchio sotto la carrucola, e legategli dietro le reni le braccia strettamente ai polsi colla corda che ne pendeva.

Tre di costoro afferratone l’opposto capo, aspettavano con istupida indifferenza il cenno d’incominciare, e Niccolò, volgendo il cuore a Dio ed implorando l’intercessione di Fra Girolamo, diceva:

—O tu, che soffristi tanto per la giustizia, fa ch’io sappia soffrir questo poco per la gloria di Dio, e per l’onore di questa povera patria.—

Messer Benedetto intanto, alzatosi dal suo posto, s’era accostato al paziente, e collocatosi ritto in faccia, accanto ad una piccola tavola, alla quale sedeva il cancelliere con un foglio bianco e la penna in mano aspettando di scrivere la confessione.

Molti pittori, nel rappresentare il martirio di qualche santo, si sono ingegnati render la scena più dolorosa ed evidente col contrasto tra i ceffi de’ manigoldi ed il volto del martire; ma nessuno potè mai giungere ad immaginarlo quale era quivi realmente. Il volto di Niccolò, che per l’estremo pallore era quasi d’un color solo colla barba e coi capelli, illuminato dalla lampada della Madonna che gli stava sul capo, avrebbe avuto l’apparenza del marmo o dell’alabastro, e sarebbe sembrato il volto d’un profeta scolpito da Michelangelo, ma gli occhi neri levati al cielo davan vita a quel volto, splendendo umidi tra quel candore, e tuttochè devoti, e tutti trasfusi in Dio, non erano spogliati però del tutto della consueta fierezza. La bianchezza parimenti della camicia e del petto, che appariva largo e ben formato, benchè un po’ scarno, la figura tutta in una parola di Niccolò, parea circondata d’una certa aureola, parea quasi risplendesse sull’oscuro campo che le faceano le brune pareti della sala, le immonde vesti della sbirraglia, ed i loro sozzi visacci, quali rossi e spugnosi per l’abuso del vino, quali smorti e disfatti per immoderate libidini, quali scuri e bestiali per abituali e sanguinose violenze. Nè men turpe di loro, benchè d’aspetto meno plebeo, appariva il viso di messer Benedetto. Qual cosa e più turpe d’un viso d’ipocrita?

Mettendo un sospiro, ed abbassando gli occhi per simular umanità, disse:

—Niccolò, confessi tu d’aver sedotto e traviato il popolo, come appare dall’accusa e da’ testimonj?—