—Oh perchè vissi tanto! diceva sospirando Niccolò. Perchè non fui anch’io all’ultima battaglia ove morirono i miei figli?... sarei morto con essi! Oh felice me allora!—e sforzandosi d’alzar le braccia riuscì pure, malgrado la doglia degli omeri e delle spalle, a turarsi colle mani le orecchie.
Lo prese a quel punto più che mai ardentissimo il desiderio della morte, e come pratico de’ processi criminali per cose di stato, che in que’ tempi, da chiunque venisser ordinati, si sbrigavano assai presto, veniva calcolando l’ore che avrebbe ancora dovute passare in quest’inestimabil passione, e pensava come per confortarsi «non è possibile ch’io sia mai vivo domattina.» Gli venne a quel punto un pensiero «Potrò io avere un confessore, che non sia uno de’ costoro ribaldi?» E volea dire, se gli avrebber concesso d’aver una frate di S. Marco, e non invece un di quegli altri avversi a Fra Girolamo, ed allo stato popolare, come verbigrazia erano i Frati di S. Croce. Poi rifletteva. «I nostri si terranno chiusi in convento con sospetto grandissimo, e potrebbero portare grave pericolo uscendo; dovrò io esporveli facendoli chiamare? Fra Benedetto, che sarebbe pur quello ch’io vorrei, si attenterebbe egli a venire? Egli è un santo, ma altrettanto pusillo d’animo. E se anco venisse, vorrei io esser cagione che soffrisse oltraggio, villania, e forse peggio da questa setta perversa?»
O Niccolò, tu devi saper morire solo, senz’altro conforto che la memoria della tua vita passata! Ora è tempo d’usare quella fortezza che predicavi agli altri, se non vuoi che dican di te, come disse Cristo de’ Farisei:[75]
All’ora che era solita distribuirsi la vivanda ai prigionieri, verso mezzamattina, comparve il carceriere con un pane ed una scodella di broda, nella quale il vecchio prese qualche cucchiajo, ajutandosi alla meglio, chè il riposo gli avea già in parte restituito l’uso delle braccia. Poi rimessosi a giacere, e rimasto solo, volse tutti i pensieri a Dio, ingegnandosi di venirsi così preparando alla morte.
Dopo un’ora udì disserrarsi di nuovo il chiavistello dell’uscio, e disse:
—Ecco chi viene a darmi il comandamento dell’anima! Ora sii tu ringraziato Iddio, che finalmente mi chiami alla tua gloria!—
Ma invece dell’uomo che era solito adempiere quel triste ufficio, vide entrare messer Benedetto, il quale, com’ebbe diligentemente richiuso, si fermò ritto avanti il lettuccio.
Niccolò, che sapeva chi egli era, vedendolo in atto tutto benigno, gli piantò gli occhi in viso tanto sicuramente, e come per iscrutare i suoi pensieri, che il tristo ipocrita dovette volgere altrove lo sguardo. Poi, tutto modesto e compunto, disse:
—Niccolò, io ti vengo a visitare, ch’egli è dovere d’ogni cristiano sollevare i tribolati, come se’ tu. Ora sappi che mi duole moltissimo del tuo caso, ma non istette in me il potervi riparare.... pure, se vi fosse cosa che si potesse fare per levarti i tuoi dispiaceri io sarei disposto farla....—
Niccolò, al quale non cadeva neppur in pensiero prestar fede alle costui proteste, veniva dicendo «Che vorrà egli da me?» ma non riusciva indovinarlo. Pure gli volle rispondere umanamente, raffrenando l’ira che destava in lui quel ribaldo.