Niccolò, che non aveva tesori nascosti, e che a un tratto conobbe aperta la scellerata ed avara frode del Nobili, non si potè più tenere.
—Ah ribaldo ladrone! gridò alzandosi con potente sforzo a sedere, non ti basta egli avermi involati que’ danari ch’io ti prestai per coprire le tue ladroncellerie, se non vieni ora ch’io sto in fin di morte a sobbillarmi con queste tue finte compassioni per ispogliarmi di ciò che tu credi ch’io abbia, e che non ho, nè ebbi mai? Che tesori? che nascondigli? Che sogni son codesti? Io diedi pei bisogni della città infin quella poca urnetta d’argento ove tenevo le ceneri del B. Fra Girolamo, e vuoi ch’io abbia i pozzi pieni di fiorini? Tu fosti sempre un ribaldo, e sempre sarai, e non mai ti verrà fatto comprendere come usino gli uomini dabbene, che stimano la patria e la libertà più che l’oro e la vita.... e per salvarla credi tu ch’io vorrei aver obbligo ad un Pallesco? Una sola volta in 91 anni m’impacciai con Palleschi, e fu la mia mala ventura; chè la città non sarebbe forse fatta serva, io non sarei qui, e non avrei macchiato l’onor di casa mia, s’io non avessi accettato per genero un traditore Pallesco.—
Vedersi scoperto, deluso, e sentir le rigorose e pur vere parole di Niccolò, generarono una tanto velenosa rabbia nel cuore del Nobili, che per darle sfogo, e fargli dispiacere in qualche modo, disse:
—E neppur a termini in cui se’ ridotto t’abbandona la tua smisurata superbia? Ora, se tu credi non aver altra macchia all’onor tuo, se non quella d’aver un Pallesco per genero, sta di buona voglia, che mai Pallesco (e Troilo, gentiluomo ch’egli è, meno d’ogni altro) ebbe pur il pensiero di sposar la figlia d’un par tuo.—
—Oh! che discorso e codesto?—
—Io non t’avrei detta mai tal cosa, ma il tuo pazzo orgoglio mi vi sforza. Tua figlia fu concubina di Troilo e non moglie....—
Ed il vile ribaldo, godendosi tutto di far quel vituperio al povero vecchio, gli narrò da capo a fondo l’istoria del matrimonio della Lisa. Niccolò, che attentissimamente l’ascoltava, dapprima mostrò maraviglia, poi un lampo di sdegno gli balenò tra le ciglia, alla fine rimasto pensoso un momento, e ricomposto il volto in atto grave ed altero, disse, con istupore grandissimo del Nobili, che tutt’altro s’aspettava:
—Io ringrazio Iddio, e ringrazio te, Benedetto, di quel ch’io odo. Un pensiero, un solo mi travagliava uscendo di questa vita..... che mia figlia era pur moglie di quel traditore: ch’io so qual sia il debito d’una moglie verso il marito, sia pur ribaldo quant’esser si voglia.... Ma ora! Essa è disciolta d’ogni obbligo! Essa è libera! Può fuggire, può detestare chi s’è fatto traditore alla patria, e n’ha procurata la rovina!.... chè al tradimento fatto a me neppur vi penso..... A che si riduce oramai il mio caso? Aver sofferto oltraggio e villanie da un ribaldo! Essere stato preso all’obbrobriose frodi d’un Pallesco, d’un gentiluomo cortigiano! Egli ha fatto l’arte vecchia de’ pari suoi!.... Ed a me è toccato ciò che a tanti leali e dabbene. Ma l’infamia a chi resta ella? ad esso, o a me? Non macchia nè toglie l’onore la mannaja! non lo toglie l’esser ingannato da un falsissimo ribaldo! ma lo macchia e lo toglie il fare quel che voi faceste, e tu, e Troilo, e Baccio: e tutti quanti siete voi Palleschi, vi siete messo in capo il cappello de’ maggiori traditori del mondo!... ed insin ch’egli duri, insin che giri il sole, diranno gli uomini e l’istorie, che voi Palleschi, non colla forza, ma con mille frodi e mille tradimenti vinceste, e noi Piagnoni, non dalla forza, ma da mille tradimenti restammo oppressi....—
Niccolò, che nel dir queste fiere parole s’era a mano a mano venuto infiammando, alzò il braccio alla fine, ed indicò la porta al Nobili con quell’autorità che usava quand’era padrone in casa sua, scordando in quel momento ch’egli era prigione. Ma neppur il Nobili non vi pose mente, raumiliato ed invilito dalla severa ed augusta presenza dell’indomito vecchio, e dal suo cenno risoluto, al quale gli parve impossibile disubbidire. Senza replicar sillaba, senza esser ardito d’alzar gli occhi in viso a Niccolò, si volse all’uscio, l’aperse, uscì, e rimandati a luogo i chiavistelli, s’andò con Dio, deluso ed isconfitto, pieno di quella vergogna e quella rabbia che si può immaginare.