Chi abbia lasciato un suo giardino bello, fiorito, ben coltivato, e lo riveda poi dopo che l’innondazione d’un torrente l’ha tutto guasto e sconvolto, lasciandolo coperto di melma e di ghiaja, prova assai men rammarico che non Fra Benedetto vedendo quella casa, sede un tempo d’ordine, di dovizie, di senno, e di tutto quanto rende spettabile ed onorata una famiglia, venuta ora in mano di que’ ladroni che la svaligiavano, e ne facevano ogni mal governo. Gli vennero agli occhi le lacrime, e mentre si guardava attorno cercando chi gl’insegnasse, se pur v’erano, i padroni, scorse in mezzo al cortile il Nobili ritto, che parlando con un omaccio di perversa apparenza, gli dava alcune chiavi di molte che teneva in mano, e diceva parlando d’alcune ch’egli serbava:
—Queste delle cantine le terrò io, e vedremo poi a miglior agio....—
Intanto, di dietro la sua larga persona, fatta maggiore da un ampio e maestoso lucco, tutto di bel panno rosato, usciva una donna, che col grembiale si copriva e s’asciugava gli occhi, e scostandosi da quel ribaldo veniva, senz’avvedersene, alla volta di Fra Benedetto. Non s’accorse di lui se non quando fu quasi per dar in esso col petto; ed alzando a un tratto gli occhi lo riconobbe, ed egli lei.
—Oh povera Fede, tu piangi!....—disse il buon vecchio, che neppur esso aveva le palpebre asciutte.
—Ed anche.... voi!.... e.... come.... non.... piangere?...—
E non potè dir altro, chè la convulsion del singhiozzo le stringeva la gola. Oltre tutte l’altre tribolazioni di que’ giorni, e quasi a compimento, essa stessa avea dovuto consegnar tutte le chiavi al Nobili. Quelle chiavi che da 50 anni erano il suo pensiero, la sua cura, la sua gloria, che considerava come una parte di sè stessa, che racchiudevano quelle provvisioni d’ogni qualità, quelle biancherie filate in gran parte dalle sue mani, o almeno scelte, comprate, mantenute, ordinate da tanto tempo da lei sola, ed ora tutta quella roba in che mani andava?
Cuori di padrone di casa, di cameriere, di donne di guardaroba!.... cuori di donne, di zie vecchie, di ragazze di 50 anni, voi sapete che dolore fu codesto!
Fra Benedetto s’impegnò alla meglio farle animo e consolarla, poi s’informò se vi fosse in casa nessuno della famiglia, e seppe che la sola Lisa col suo fanciullino era, si può dir, prigioniera dalla sera innanzi nella sua camera all’ultimo piano; udì l’istoria delle diavolerie di Gavinana, e questo racconto confusamente narrato, tramezzato sempre da singhiozzi, da esclamazioni, da lagrime e sospiri, si faceva, mentre avviatosi per condursi presso la giovane, veniva lentamente salendo le scale.
—Oh Madonna Santissima! diceva M. Fede stendendo la mano al saliscendi dell’uscio, che spettacolo vedrete!... la poverina pare smemorata! e non ha dormito mai tutta la notte, o non piange, e sta muta, cogli occhi fissi in terra, ed ogni poco dice: Era un traditore! e non c’è verso a farla muovere, o parlare, e non risponde altro.... Oh Vergine benedetta, in che modo ha a finire questa casa, e noi poverine, sventurate!... E di messere che ne sarà?.... e de’ figliuoli.... e di M.a Laudomia?.... neppur sapere dove sian capitati.... Oh Signore, che rovina! che rovina!—
—Ora via, apri, disse il frate, qui non v’è rimedio, non v’è speranza che in Dio.—