—Oh bimbo mio, Dio ti benedica! Dio non ti castighi mai per le colpe di tua madre!.... tu che sei innocente, oh potessi pregar per me!—
Lo baciò un’ultima volta, dicendo:
—Ti vedrò ancora, bambino mio? poi, staccatasi da lui, tenne dietro al frate e scesero in cortile.
Pensò questi di far motto al Nobili per ottener che la Lisa potesse uscire, o, meglio ancora, impetrare che le venisse concesso veder il padre.
Trovò messer Benedetto in un angolo del portico, ove, tra un monte di masserizie, ed attendendo a ciò che faceano que’ suoi ribaldi, s’era seduto sul seggiolone proprio di Niccolò, su quello che, collocato nella stanza del letto accanto al cammino, troppo era noto a Fra Benedetto. A quella vista gli si rinnovò più dolorosa la memoria del perduto amico, e non potè accostarsi al Nobili, e parlargli, senza che negli occhi e nel volto non apparisse turbamento grandissimo. Pure, facendo forza per comprimere codesti affetti, gli disse:
—Messer Benedetto, io v’ho a chieder in grazia, che sia concesso a M.a Lisa, alla figlia di Niccolò, d’uscir di questa casa... e che ella possa condursi sicuramente al bargello, e veder suo padre. Voi non vorrete negarle questa consolazione, non è egli vero?—
Il Nobili fu per dir no addirittura, chè ben lontano di sentirsi disposto a far piaceri a Niccolò, gli avrebbe fatto volentieri invece quel maggior dispiacere che avesse potuto; adirato e rabbioso com’era tuttora per la scena che abbiamo dianzi descritta. Ma non potendo mancare alla sua natura d’ipocrita, considerò che a nulla gli sarebbe giovato mostrarsi duro in questo caso, ed invece poteva con poca spesa apparire caritatevole, umano, e superiore ad ogni pensiero di vendetta o di parte. Disse dunque:
—Veramente io non dovrei, non potrei... chè gli ordini son severi. Pure.... conosco anch’io, sarebbe troppo disumana cosa impedir che una figlia abbracciasse il padre.
E messo un sospiro, alzò gli occhi al Cielo, aggiungendo: