—Dipoi dell’ultima lettera vi mandai per Cecco cavallaro, nella quale, chome era debito mio, vi davo notizia del facto di que’ gentilhuomini che voi ci mandasti, che schomparsono senza che nè per me nè per alcuno di questi dintorni si sia possuto haverne notitia insin al dì d’hoggi, non s’è manchato di usare ogni diligentia per eseguire li vostri chomandi, ma non s’è possuto insin ad hora saper niente di messer Troilo, che nissuno ha veduto qui attorno che pare cosa impossibile, a non essersi partito per l’aere, che qualcuno non l’havessi veduto.
—Jeri essendo entrato nella villa, che non c’ero più stato dal giorno che costoro ci vennono, mentre attendevo ad aprir le finestre per dar aria, onde le cose della V.a M.a si mantenghano in buon essere, come è debito mio, venni alla chamera gialla, et aperto l’uscio, mi parve entrare in una sepoltura per l’inestimabile puzza di morto ch’era là entro, che a non voler ammorbare, ebbi a spalanchar usci, finestre et quanto c’era.
—E cerchando diligentemente d’onde il decto puzzo potesse uscire, m’avvidi che saliva dal buco del trabocchetto accanto al letto, che la Magn.a V.a molto ben chonosce. Io chorsi per una fune et attachatovi un lume lo calai giù, ma non potetti discerner nulla per esser quella bucha tanto profonda, et ancho per essersi spento il lume che ancora non era sceso 20 braccia. Se il luogo fosse più agevole m’ingegnerei scoprire chi sia stato buttato laggiù, ma e’ converrà, a volerlo sapere, romper muri, et volte, che per altra via non ci conosco modo: et perchè aspetto li chomandi della V.a Magn.a.
—Mentre mi travaglio per questa faccenda, che ero solo nella villa, mi udii camminare alle spalle, et voltomi vidi una giovane che entrò in chamera a furia, tutta in disordine, et alla guardatura m’avvidi presto, che avea dato di volta: assai bella giovane, et al vedere gentildonna, et m’avviluppò un monte di sciocchezze come usano i pazzi, et voleva le insegnasse dov’era quel traditore, et un po’ mi bravava, un po’ piangeva, et mi si raccomandava, tanto chè io hebbi a durar fatica grandissima, a tormi di dosso questa tribolazione. Chi fosse costei, et qual fusse questo traditore io non potrei dirlo che pocho stette che se n’andò al modo stesso ch’era venuta, dove la portava la sua pazzia, et questi pecorai dicono haverla veduta che prendeva su pel monte jer sera all’annottare, e volendola fermare si difese a graffi, et si fece lasciare, et dicono che si messe correndo su pe’ boschi. Che non avesse a capitar male, che di lupi ne girano parecchi su per queste vette.
Altro non acchade per hora, che humilmente raccomandarmi alla V.a Magn.a.
Del Barone adì... Agosto 1530.
Il vostro Servo
Vanni.»
Baccio Valori, al quale era nato il sospetto della mala fine di Troilo, e che anco a un dipresso ne indovinava gli autori senza che ne provasse, come si può credere, una troppo viva afflizione, pensò bene non fare su questo caso maggiori ricerche, contentandosi d’aver un creditore di meno, senza andar cercando nè il come, nè d’onde questo vantaggio gli fosse venuto. Scrisse a Vanni di far buttare nel trabocchetto due some di calce viva, lasciar aperte le finestre sinchè il puzzo fosse dissipato, e del resto non si curar d’altro. Queste furono le onorate esequie di Troilo, e qui finisce la sua istoria.