L’infermità di Laudomia e le sventure, le agitazioni che n’erano state cagione avean sin ora frapposto ostacolo all’ardentissimo desiderio che provava Lamberto di potersi dir marito a quella cui aveva in S. Marco dato già l’anello di sposa. A questo punto pareva tolto di mezzo ogni ostacolo, ed il giovane con calde preghiere incominciò a stringer Laudomia onde le piacesse stabilir il giorno della loro unione. La figliuola di Niccolò parea non vi si sapesse risolvere, ed udendo le appassionate istanze del suo sposo, si mostrava pensosa, esitante, e pareva persino talvolta frenar a stento le lagrime.
Lamberto non sapea che pensare di questi modi a lei così insoliti, ed un giorno, buttandosele ai piedi, la scongiurò di torlo ad una così tormentosa incertezza, e d’aprirgli il cuore, come era dovere, con chi tanto l’amava.
Erano in casa, sull’imbrunire. Laudomia senza rispondere s’alzò, e data la mano al giovane, lo condusse fuori. Presero taciti il sentiero che lungo le rive ombrose della Versilia conduce verso Ripa. Giunsero dove la corrente divisa in due rami cinge un’isoletta piena di salci, di pioppi e di nocciuoli. Vi si condussero passando sui sassi che disposti in fila attraversano il torrente, e giunti per uno stretto sentiero ove sotto una volta di rami e di verzura erano alcuni rozzi sedili, disse Laudomia:
—Io t’ho condotto in questo luogo remoto, perchè le parole ch’io debbo dirti son gravissime. Volevo esser certa non venissero udite nè interrotte da alcuno, promettimi non interromperle neppur tu.—
Lamberto maravigliato e quasi sbigottito lo promise, e Laudomia soggiungeva:
—L’amor ch’io ti porto, Lamberto, fu benedetto da Niccolò padre nostro: non debbo dunque arrossire di confessartelo: esso è grande, e perciò appunto egli è pensoso del tuo bene più che del mio. Lamberto, lo sai, non sono io sola ad amarti. Della mia bellezza, se pur n’ebbi, le sventure n’hanno appassito il fiore. Io, poveretta, mai ho avuta occasione d’incontrar perigli, dolori, travagli, di versare il mio sangue per amor tuo.... Oh, così l’avessi avuta!.... Io non ebbi campo di mostrarmi grande, generosa, com’essa.... (è inutile il dire, che Lamberto fuor di sè voleva ogni tratto interrompere Laudomia, che col guardo e col cenno gli ricordava la promessa) Tuttociò lo conosco.... ma, Lamberto, rammentalo, te lo dissi la prima volta che mi parlasti d’amore:... io potrei rinunciarvi, ma non dividerne una menoma parte con altra donna!.... Essa, lo so, sarebbe stata un tempo indegna troppo d’un sol tuo pensiero.... ma il pentimento ha virtù di rinnovar l’anima e tornarla alla prima sua nobiltà.... non apre Iddio al pentimento le porte del Cielo? Io non posso vederla così misera per cagion mia.... se poi ora, o col tempo, lo divenissi anche tu.... sarebbe troppa disperazione per la povera Laudomia.... lascia ch’io cerchi riposo in Dio.... e nel pensiero di sapervi felici....—
Lamberto era pur riuscito sin allora a raffrenar l’impeto che lo spingeva a gettarsi a’ piedi della sua sposa, rattenuto più che altro dalla dolcezza di contemplar senza velo quell’anima di paradiso, ma non potè regger più a questo punto, e cadendo colla fronte sul lembo della sua veste, che baciò mille volte, seppe trovar parole degne di colei che le udiva, degne dell’amor suo: parole che sciolsero ogni dubbio, vinsero ogni timore, ritornarono nel cuor di Laudomia una fiducia tranquilla e serena che le si diffuse sul volto, mentre posando la mano candida sulla fronte di Lamberto, gli diceva: «Ora dunque, per sempre son tua».........................
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Ritornati a casa, che già era notte, non vi trovaron Selvaggia. Sul tardi comparve un contadino con una lettera, l’aprirono, e vi lessero queste parole:
«L’ultima mia speranza d’ottener pace è in quel Dio che m’avete fatto conoscere. Io vado ad implorarlo sul suo sepolcro, in quella terra ove volle morire per la nostra salute. Io vi porterò sempre nel cuore, voi che soli al mondo, m’avete amata, mi donaste quel che era in voi di donarmi; ma questo mio cuore chiedeva di più. Io vi benedico, pregate per me da Dio pace, e fine al mio patire, ch’io pregherò per voi vita e felicità.
La vostra Selvaggia.»