Alla fine voltando la cantonata d’Or S. Michele per andar in porta Rossa, videro, al lume di un torchio che avean con loro, come un viluppo di panni in terra vicino al muro; perchè accostatisi e considerato attentamente s’accorsero che era una donna accovacciata: per difendersi dall’acqua s’era tirati i panni in capo, e a veder com’era tutta inzuppata e lorda di fango si capiva che doveva essere costì da un pezzo. Se fosse stata a giacere si sarebbe potuto sospettarla vittima di qualche violenza, ma era seduta.
—Che diavolo.... che domin sarà—disse Fanfulla fermatosi co’ suoi uomini a considerarla.
—Qualche pazza fuggita—disse uno.
—Pare una figura dell’inferno di Dante—disse un altro che voleva far il letterato.
—Fosse la notte di S. Giovanni, soggiunse un terzo, si potrebbe credere fosse... avesse a essere...—
—Sì proprio! una strega! rispose sorridendo con disprezzo l’ésprit fort della compagnia, non vedi che non ha il piede di capra!...... ignorante che tu se’!—
—Vediamo insomma—disse Fanfulla, e fattosele dappresso le diceva:
—Quella giovane!... Ohe, quella giovane, quella donna! dico a voi! Ohe.—
Ma l’altra non si movea. Ripetè ancora due o tre volte la sua chiamata, poi, sollevando i panni che la nascondevano, la prese pel braccio, la scosse, ed essa alzando allora lentamente il capo mostrò un viso che si capiva dover essere stato bello; ma in quel momento appariva affilato e livido come quello d’un cadavere. Gli occhi spalancati, ma stravolti e spenti, s’affissavano sugli astanti senza mostrar di vedere. In grembo aveva un bambino di poco tempo tutto ravviluppato in una coperta di lana; dormiva riposato, con certe gote tonde tonde tutte latte e sangue, perchè la madre facendogli tetto colle braccia e col capo, era riuscita a difenderlo dall’acqua e dal freddo.