—Voi parlate bene Laudomia, ma al modo in cui si vive oggi giorno, con tutti questi perdoni ci farebbe poco frutto, se un nemico è in piedi, ponilo a giacere se puoi, e quando è caduto non t’impacciar di levarlo da terra, che chi spicca l’impiccato, l’impiccato impicca lui. Del resto poi io son soldato e non chierico, amo la mia patria, sono nemico de’ suoi nemici. S’io potessi ammazzarli tutti non lascerei di farlo, e del resto non m’intrometto in altro.—

—Non nego che si possa, che si debba ammazzarli talvolta, rispose Laudomia alzando timidamente i suoi occhi azzurri e sereni sul volto duro e torbido del feroce repubblicano, ma non si può forse al tempo stesso piangere sulla dolorosa necessità che ci porta a versar tanto sangue? Non si può forse sentir per loro pietà invece d’odiarli? Non si può almeno pregar per loro, che morendo lasciano pur mogli e madri sconsolate? Che hanno pur un’anima immortale da salvare o perdere eternamente? Voi, Fra Zaccaria, diceste che ora è tempo di meritar misericordia e perdono dal nostro Signore Iddio. Non vi par egli che, invece di godersi nell’odio de’ Palleschi, nell’immagine delle loro membra palpitanti, sarebbe miglior via a meritar questa misericordia il pregar per essi, il chiedere a Dio la forza di ributtarli bensì e difendersi da loro, ma, nel mostrarsi buoni cittadini, di non iscordarsi d’esser cristiani?—

A coteste parole quasi costretti da una forza invincibile, Fra Zaccaria, il primo, e poi tutti gli altri, e perfin Ferruccio, caddero ginocchioni. Alzò la voce il frate non più tremenda e sonora come prima ma dolce e raumiliata.

—Dio di bontà, disse: ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem; una fanciulla ha dato gloria al tuo nome più di noi che pur siam tuoi ministri.—

—Ora accogli questa nostra nuova preghiera, salva il tuo popolo dalle violente mani de’ malvagi; ma sovvienti che que’ malvagi sono più miseri di noi, poichè si chiariscono tuoi nemici e rinnegano il tuo santo nome, rammenta che sono nostri fratelli, che tutti siamo tuoi figli, rammenta che tutti a un modo ti costiam prezzo di sangue, infondi adunque in loro sensi di giustizia, in noi di mansuetudine, concedi ad essi il perdono, a noi la forza di accordarlo, e di chiedertelo per loro.—

—Ti raccomandiamo, o Signore, più degli altri l’imperator Carlo V, poichè egli è il nostro più fiero nemico! Ti raccomandiamo papa Clemente. Ti raccomandiamo tutta la casa de’ Medici....—

(Queste parole parvero tanto nuove, tanto enormi, che fecero riscuotere ognuno).

—Ti raccomandiamo tutti i nostri nemici, i Palleschi....—

La povera Lisa, che stava ginocchioni col viso nascosto nelle palme sentiva a questa preghiera due rivi di pianto scenderle per le mani e le braccia.

—Ti raccomandiamo finalmente tutti coloro che ci hanno fatto o vogliono farci ingiuria. Salga, o Iddio, questa nostra preghiera sino al piè del tuo trono, ed a norma delle tue promesse c’impetri quella misericordia e quel perdono che non abbiamo negato ai nostri fratelli.—