—Sai che sono stata per isvelare ogni cosa? Quando Fra Zaccaria ha detto preghiamo pei nostri nemici Palleschi, c’è mancato un pelo che non abbia detto:—Preghiamo dunque per mio marito.—

—Davvero non so che mi ti dire, rispose Laudomia, in certi momenti anch’io quasi quasi penserei che fosse il nostro meglio.... ma pure, misura sette, e taglia uno....—

—Più ci penso e più mi pento di non averlo fatto.... vedi che vita di sospetto viviamo; sempre così non è possibile di durarla, senzachè ben sai per la natura mia quel finger continuo, quel coprire, quel dissimulare è cosa troppo dura ed insopportabile.... sono stata una dappoca a non saper cogliere quel momento che si trovavan avere il cuore un po’ men duro del solito. S’io avessi parlato, allora per forza conveniva che il rumore fosse men grande se non volevano smentire le loro parole e le loro orazioni.—

Laudomia non partecipava che sino a un certo punto a questa speranza; il suo chiaro discernimento le mostrava che era un mal fidarsi di un momento di commozione, e che non bisognava creder per questo che cuori indurati nell’odio e nella vendetta si potessero così tosto ed interamente cambiare; perciò disse alla sorella:

—Lisa mia, quanto a questo lo sa Iddio che cosa sarebbe accaduto, e per me, siccome non mi son mai attentata a darti un consiglio (fuorchè quel primo), così neppur ora non mi vi attento; quel che ti posso dire si è, che qualunque cosa risolva, mi avrai sempre pronta per ajutarti, reggerti, consolarti, per quanto mi durino le forze e la vita. Lo sai pure ch’io vivo del bene che mi vuoi, del bene che mi vogliono i miei di casa, che non conosco, non comprendo altra gioja fuori di quella d’essere amata, e di pensare a procurar il bene, la contentezza, la pace di chi mi ama.—

La povera Laudomia pensava forse nel secreto del suo cuore a Lamberto nel dir codeste parole, ma non osando fermare troppo il pensiero in lui, riportava sulla Lisa e sulla sua famiglia quegli affetti che pur volevano un oggetto sul quale fermarsi.

Lisa intenerita le si gettò al collo dicendo:

—Io credo che gli angioli non abbiano il cuore fatto altrimenti dal tuo. Così ti avessi dato retta quella mattina sul tornar di chiesa.... ma dopo mi pareva ogni giorno più difficile: che vorrà dire che stasera invece mi sento spinta con tanta forza a confessare, a svelare ogni cosa?—-

—Iddio talvolta, rispose Laudomia, ci pone in cuore ciò che farebbe per noi.—

—Orsù, disse Lisa risolutamente, vo’ fare ciò ch’Egli m’ispira. Domattina non saranno uscite ancora di mente al babbo le parole dicesti, le preghiere di Fra Zaccaria; basterà ch’egli mi punisca d’avergli avuto sì poco rispetto, d’essermi maritata senza sua saputa, ma non vorrà rinnegar quel perdono che ha poche ore prima implorato pe’ suoi nemici, non vorrà rinnegarmi per figlia, cacciarmi soltanto perchè un Pallesco è divenuto suo genero. E poi ci butteremo a’ suoi piedi con Arriguccio, lo pregheremo come si prega Iddio; Iddio non nega il perdono, potrà egli negarlo? La speranza è un male che facilmente s’appicca; se pure si può dire un male anche quando è fallace. Laudomia si persuase alla fine anch’essa che dopo un primo impeto di sdegno le cose si sarebbero pur potuto assestare. Lisa sedutasi accanto alla culla si recò in grembo il fanciullino e scopertosi il seno glielo porse, dicendo: