I giovani, che stavano in orecchi, corsero alle grida di Niccolò, che data loro a leggere la lettera mandatagli dal Carduccio esclamava:
—Chi di noi sarà tanto ardito d’or innanzi di alzar gli occhi in viso a Lamberto, a quel giovane onorato e dabbene, ed altrettanto disavventurato....—
E qui fermatosi un momento come colto da un nuovo pensiero:
—Disavventurato? seguiva, son pur pazzo.... avrà invece a ringraziar Dio, e botarsi, d’averlo salvato d’impacciarsi con questa trista, con questa sfacciata, che ha potuto tradire un par suo per darsi ad un ribaldo traditore, traditor mille volte!....
—Fuori di questa casa, gridava con furore e voce sempre crescente, fuori ora proprio, tu e questo fanciullo, e va, portaglielo a suo padre, e digli che ringrazii Iddio ch’io non son nè Pallesco, nè gentiluomo, ne cortigiano, che s’io fossi tale!.... che avete fatto assai ad uscirmi vivi dalle mani... Ma è stato Iddio che non ha permesso ch’io venissi sin qui con quella daga....—
Mentre Niccolò profferiva queste parole, la Laudomia in terra non cessava di singhiozzare tentando d’abbracciare le ginocchia del padre, che mai nol sofferse, e sempre la respingeva; i fratelli, vedendolo venuto in tanto furore, non ardivano appressarsegli.
La Lisa, che senza muoversi, e senza aprir bocca aveva ascoltato sino al fine quella gran villania finch’era contro essa sola, si scosse udendo chiamar traditore il marito, e ritrovò forza nella sua ardita natura, che a guisa d’una molla più era compressa, e più valida risorgeva. Alzò la fronte pallida, ed affissato il padre con occhio languido ma sicuro si pose ginocchioni così un po’ distante com’era, poi disse:
—Mi fate voi degna dirvi quattro parole prima ch’io esca di questa casa?—