Gridò Niccolò:

—Non mi star a far la saccente, ch’io non ho mestieri d’imparar da te, sciocca, ciò che convenga di fare.... Sta a vedere ora che bisognerà lasciarsi vituperare le figliuole da’ Palleschi, per dar retta alle tue baje.... bada a te, e a’ fatti tuoi, tu.... e tu (volgendosi a Lisa) prendi quel fanciullo e levamiti dinanzi, e vattene col malanno, che Dio ti dia....—

La povera giovane, ch’era sino allora rimasa in terra buttata come uno straccio, coi capelli che le cadevan per le spalle e pel volto, mandando tratto tratto dal petto un singhiozzo convulso si venne alzando con gran fatica.

—Iddio è giusto, diceva interrottamente, oh Iddio è giusto.... egli e non voi m’avrà a giudicare.... e vedrà.... se meritavo.... d’esser trattata... a questo modo. Per la disubbidienza.... quanto a questo, ero colpevole.... è vero..... ma è mio marito.... non è mio drudo, come dite.... non ho peccato.... Per quanto all’esser Pallesco.... oh questo poi!.... Iddio non parteggia, io mi confido ch’egli non è nè Pallesco, nè Piagnone.... egli maledice.... oh sì, maledice queste sette.... quest’odj.... questi furori....—

—Egli maledice i figliuoli empj, gridò Niccolò, i figliuoli che disubbidiscono, e vituperano chi diè loro la vita, e n’attristano la vecchiaja, e li cacciano disperati nella fossa, e tu, sciagurata, te n’ avvedrai....—

A questo punto Laudomia atterrita, e quasi smarriti i sensi e l’intelletto per la terribil scena di cui era spettatrice, e per l’orrenda maledizione scagliata dal vecchio sul capo della misera sorella, non trovava più forza per formar parole, ma coi gemiti, colle lagrime, coll’abbracciare le ginocchia e baciar i piedi del padre, divenuta come ebbra e forsennata, coll’avvinghiarsegli appigliandosi alle sue vesti tentava ancora d’impietosirlo. Ma lo sventurato vecchio era (non per modo di dire, ma realmente) fuor di sè, e smarrito ogni lume, ogni senso di ragione, ributtò Laudomia con un urto così valido che la misera si dovette arrovesciare sul suolo: provò dapprima un gran dolore al capo; a poco a poco non sentì più nulla e svenne.

I figli di Niccolò, visto l’atto crudele e furibondo del vecchio, che sconvolto nel viso, irti i capelli sulla fronte livida, mostrava col pallore, col tremito delle membra, coll’errar delle pupille, star presso a perder i sensi, come già dava segno di aver smarrito l’intelletto, gli si posero attorno con sommesse ed umili parole, ma pur usando misuratamente le forze, e l’avviarono fuor della camera dietro la sventurata sua figlia.

Questa, col fanciullo in collo che piangeva, scese, e senza più volgersi uscì in istrada. Al padre s’era intanto dissipata la nube che l’aveva per un momento come tratto di senno, si sciolse dalle braccia de’ figli, e chiuso con impeto il portone, fe’ correre il chiavistello, e senza profferir più parola entrò nelle sue stanze e voltò la chiave dell’uscio.

Eran circa le sei ore, che in quella stagione corrispondono a un dipresso alla mezzanotte; la tramontana spingeva di traverso una pioggia fitta e diacciata, e la povera Lisa camminava a caso nelle tenebre, ora inciampando, ora entrando fino a mezza gamba nelle pozze d’acqua e di mota di che era piena la via, ma non avendo altra cura, altro pensiero che di tenersi ben serrato al petto il suo bambino ed addoppiargli i panni in capo ed indosso, onde salvarlo dall’acqua e dal freddo.

Procurando andar rasente il muro; e per dirigersi (avendo le mani impedite brancolar non poteva) alzava gli occhi tratto tratto, e seguiva la linea de’ tetti, che in quell’oscurità generale erano più scuri del cielo, appena tanto da poterli distinguere. Andò così un buon pezzo vagando, ed a poco a poco l’idea dello stato presente, del pericolo, del patire del figlio, cacciò o distrusse ogni altro pensiero. L’idea che s’ella fosse venuta meno, il povero Arriguccio sarebbe spirato nel fango di freddo e di disagio, forse in pochi minuti, valse a ritornarle quella forza che già sentiva mancare: pregò Dio col cuore, e riflettendo a qual partito dovesse appigliarsi, si risolvette andar da una parente che le s’era sempre mostrata amorevole.... ma stava fino in porta S. Friano. Pure non conosceva altro rifugio, s’avviò. Poco pratica delle strade, così allo scuro, ed in tanto travaglio d’animo presto, come suol dirsi, perdè la tramontana, nè seppe più in quale strada si trovasse. Si fermò un momento per riprender gli spiriti e raccoglier le idee, e calcolando la strada fatta le fu avviso trovarsi in faccia al Duomo, di dove pel corso degli Adimari potea dirigersi verso l’Arno. Ma scostandosi da un muro che aveva alle spalle e procedendo avanti credendosi in piazza, dopo otto passi diede invece nel muro infaccia d’una via stretta, poichè senza accorgersene avea voltato dietro l’arcivescovado, e per Calimala era venuta verso porta Rossa.