Allora, perduta adatto ogn’idea del luogo ove fosse, sentì, insieme colla speranza, mancarsi l’animo e le forze, e si mise a piangere dirottamente, pur alzando tra i singhiozzi la debol voce a chieder ajuto per amor di Dio. Ma nessuna finestra s’aprì, nessuna luce comparve.

—Oh Dio mio! Dio mio, disse la misera stringendosi al seno il figlio, ch’egli abbia a morir a questo modo in mezzo a Firenze!—-

Ed alzò più forte la voce, che finì in istrido disperato. Tutto inutile. Le corsero allora alla mente le cagioni della sua presente sventura: ripensò rapidamente gli odj di parte, le preghiere fatte quella sera stessa, i furori de’ Piagnoni, li maledisse, maledisse la patria!... ma il suo dolore s’era mutato in follia. Merita compassione. Crebbe allora l’affanno del respiro, un sudor freddo le usciva da tutti i pori, e le parea sentirsi agghiacciar l’alito nelle fauci. Le ginocchia le mancarono affatto, dovette accosciarsi rasente il muro; un torpore mortale le invase le membra pel quale a poco a poco anche la mente le si venne oscurando: non era sonno, non era svenimento, ma un misto d’ambedue.

Rimase in questo stato brev’ora, sopraggiunse per sua ventura la scolta guidata da Fanfulla, dal quale venne raccolta, e confortata nel modo narrato al capitolo VII. S’egli avea sentito premura per lei al primo vederla, tanto maggiore la provò quand’ebbe udito i suoi casi. Le si profferse in tutto quanto era in poter suo, interrogandola al tempo stesso, che cosa pensasse di fare. Ma neppur essa lo sapeva. Andar da quella parente come avea divisato quando si trovava sola, abbandonata da tutti, ora non ci si sapea risolvere: era una casa di Piagnoni arrabbiati, come tutti i congiunti e gli amici de’ Lapi, ed oltre che aveva in uggia più che mai in quel momento cotesti furori, era di più molto incerta se, saputo il suo matrimonio con un Pallesco, avrebbe trovato carezze ed accoglienze, od invece rimproveri e male grazie.

Quantunque caduta sì basso, il suo animo ripugnava a porsi in casa altrui in figura di colpevole e di supplicante. Rispose dunque a Fanfulla, che se Iddio, ed egli non l’ajutavano, non sapeva quanto a lei che cosa divenire.

—Vi sarebbe un mezzo, soggiungeva, ed il migliore di tormi d’affanni, condurmi al campo a trovar mio marito!

—Eh figliuola, al campo! giusto; la via dell’orto! Prima, per bando del sig. Malatesta, nessuno può uscir di Firenze se non comandato, e per combattere; poi, un affare di poco! condurre una donnetta del vostro taglio col bambino, che se gli salta di cacciarsi a urlare, felice notte.... no, no, questa lasciamola per l’ultima.—

Alla povera Lisa si gonfiaron gli occhi di lacrime vedendosi tagliar la via di condursi a quello che era pur sempre signore del suo cuore. Sospirava e taceva, Fanfulla soprastato così un poco a pensare, scrollò il capo in atto di risolversi e disse:

—Orsù, per qualche tempo.... finchè arriverà... ci penso io.... Venite meco.—

Presosi il bambino in collo e coll’altra mano reggendo la Lisa uscì dalle camere della guardia, che potea star poco ad albeggiare, e dopo alcuni minuti si fermò all’uscio d’una casetta in via Larga. Dopo otto o dieci bussate l’uscio s’aprì.